L’innovazione ci salverà? Se questa è la via, c’è ancora molta strada da percorrere considerando che l' European Innovation Score...

Imprese, la salvezza è nell’innovazione?

By settembre 22, 2016 ,




L’innovazione ci salverà? Se questa è la via, c’è ancora molta strada da percorrere considerando che l'European Innovation Scoreboard 2016, il rapporto sull'innovazione della Commissione Ue, colloca l'Italia al diciassettesimo posto tra gli innovatori moderati. Davanti 16 Paesi europei leader dell’innovazione o forti innovatori.

Le economie avanzate crescono perché innovano. Le imprese che innovano guadagnano di più, pagano di più i loro dipendenti, crescono più in fretta, attraggono talenti e stimolano la crescita di altre imprese”, scrive l’economista italiano Guido Tabellini.

E allora cosa blocca il nostro Belpaese? Abbiamo chiesto un parere a Marco Amelio, presidente di Cofiter, uno dei principali Confidi italiani, che da anni opera a sostegno delle idee imprenditoriali e del business delle micro, piccole e medie imprese italiane. “Tanto per cominciare, secondo noi – ci dice - va sfatato il mito dell'innovazione, che non deve essere un qualcosa da attuare all'improvviso, come strumento tanto rivoluzionario quanto salvifico, ma deve avere il valore di prassi. Oggi, ogni tipologia di impresa, indipendentemente dal settore in cui opera, deve essere al passo con l'innovazione, che deve a sua volta essere costante, work in progress, conseguenza diretta di formazione e aggiornamento continuo. E penso al digitale, all'informatizzazione dei processi produttivi, all'e-commerce. Sono strumenti a cui non è più consentito sottrarsi, anche nelle realtà a tradizione famigliare, che rappresentano il tessuto produttivo fondamentale del territorio e costituiscono buona parte del nostro campione”.

E proprio la digitalizzazione sembra essere la nota dolente delle imprese italiane. Secondo lo Smart City Index di Ernst&Young sette PMI italiane su dieci usano internet, ma solo il 5,1% fa uso di piattaforme e-commerce. E soprattutto, il 40% degli imprenditori non riconosce il valore della rete per il proprio business.

Le startup sembrano invece avere il digitale nel Dna. Sono 5500 ad oggi le startup innovative in Italia e danno lavoro a più di 23 mila addetti. Per una volta secondo i dati Censis del 2015, il nostro Paese è leader europeo nella propensione a fare impresa degli under 35, davanti a Germania, Inghilterra, Francia.

“Il loro potenziale è indiscutibile - commenta il presidente di Cofiter - Come Confidi vigilato dalla Banca d'Italia (che ci ha recentemente inseriti nell'Albo degli intermediari finanziari, tra i 10 Confidi in Italia, riconoscendo dunque la nostra solidità) da anni lavoriamo in una ottica di programmazione, mai di emergenza, cercando di allargare i nostri ambiti di intervento e di individuare le necessità dell'economia reale. E insisto sul reale, perché di concretezza, non di parole e illusioni, c'è bisogno. In questa ottica abbiamo sottoscritto lo scorso 14 marzo l'accordo biennale con Aster nell'ambito degli oltre 6 milioni di euro messi a disposizione dalla Regione Emilia Romagna per l'avvio e il consolidamento di start up innovative capaci di esplorare nuovi ambiti di mercato. Riteniamo che oggi più che mai sia necessario unire le forze. I soggetti economici devono relazionarsi senza competizioni e sovrapposizioni. L'obiettivo è per tutti il medesimo: la ripresa. E si può raggiungere solo mettendo in campo energie, risorse ed esperienze”.

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