Neanche del latte non si butta via niente, perché quando è scaduto o quando non corrisponde a determinati standard di qualità può diventar...

Abiti per bambini con fibra di latte: il progetto Origami

By settembre 19, 2017 ,

Neanche del latte non si butta via niente, perché quando è scaduto o quando non corrisponde a determinati standard di qualità può diventare un tessuto che accarezza la pelle dei bambini. Lo sa bene Maria Maddalena Falaschi che sulla fibra di latte ha fatto la sua tesi in Fashion design e ora con Giuditta Gelsumini e Sonia di Benedetto ha lanciato Origami, uno dei dieci progetti arrivati in finale alla Start Cup 2017.

“Origami è una linea di abbigliamento “salutare” per bambini 0-24 mesi” - spiega Maria Maddalena - “la mia famiglia lavora da sempre nel settore: a me interessa fare ricerca su materiali innovativi e lavorare sulla qualità del prodotto promuovendo anche una certa filosofia di vita”.

La fibra di latte ha numerosi vantaggi: oltre a essere piacevole al tatto, idratante, antibatterica e in grado di proteggere dai raggi UV, si è dimostrata molto resistente a lavaggi ripetuti e sostenibile dal punto di vista ambientale.

I capi, disegnati da Maria Maddalena e prodotti tutti poco distante da Cesena, la città-base delle tre ragazze, hanno un design essenziale che li rende “senza genere” e non hanno neanche le etichette a contatto con la pelle, proprio per arrecare il minor fastidio possibile.

Origami copre anche la nicchia dei bambini prematuri o ospedalizzati che hanno bisogno di abiti adeguati sia per la vestibilità sia per il tessuto. “Collaboriamo con il reparto di Terapia intensiva di Cesena al quale doneremo dei vestitini per bambini piccolissimi” - continua l’imprenditrice-designer “ - per loro si trova poco in commercio, ci piacerebbe avviare progetti anche con altri ospedali”.

La prima collezione sarà pronta per i primi di ottobre e sarà in vendita sul sito www.origamiorganics.it, ma Maria Maddalena, Giuditta e Sonia sono al lavoro per ampliare l’orizzonte della loro startup. “Vorremmo lanciare una campagna di crowdfunding e stiamo anche cercando di trovare partner che abbiano voglia di mettersi in gioco con noi. La Start Cup per noi è già stata un percorso formativo importante” – dice - “per noi essere arrivate è già un successo: vuol dire che la bontà della nostra idea è stata riconosciuta”.





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