Una turbina eolica innovativa per imbarcazioni che alimenta le batterie a bordo anche con venti e brezze molto deboli. Una turbina ...

Focus finalisti/DPA Wind Turbines

By ottobre 08, 2018 ,

Una turbina eolica innovativa per imbarcazioni che alimenta le batterie a bordo anche con venti e brezze molto deboli.



Una turbina che per generare energia riesce a catturare anche quella brezza leggera che di solito non produce altro che una sensazione piacevole. È l’idea di Agnese Paci e Andrea Delvecchio che, da appassionati velisti quali sono, con il progetto dpA hanno trovato il modo di sfruttare quel venticello per alimentare il parco batterie presente in barca a vela.
 Oltre alla passione ci sono gli studi e l’esperienza: Agnese, 29 anni di Ravenna, è ingegnere civile da sempre nel settore della nautica mentre Andrea, 40 anni cesenate, è ingegnere elettronico e lavora come commerciale nello stesso ambiente marittimo. “Ad oggi esistono due tipi di turbine vendute singolarmente: una da sola non genera abbastanza energia, l'altra si genera solo con venti forti” spiega Agnese “unendo le due tecnologie si riesce a creare una turbina che, con venti molto deboli, crea una quantità di energia che consente di spegnere il motore, garantendo ovviamente un risparmio”. 
dpA nasce dall’osservazione diretta e dalla conoscenza del settore. “L’integrazione è studiata ingegneristicamente e aerodinamicamente per far sì che le due turbine non si disturbino l’una con l’altra” specifica Agnese “quello delle barche a vela sarà il nostro primo mercato perché è quello che conosciamo meglio ma il nostro prodotto può essere allargato ad altri sistemi come le abitazioni o l’illuminazione pubblica, per esempio, che potrebbero sfruttare quei venti deboli che per la maggior parte del tempo soffiano sul nostro territorio”. 
I prossimi passi dei due ingegneri (coppia anche nella vita) Andrea e Agnese, i quali hanno già depositato la domanda di brevetto, saranno perfezionare gli studi tecnici, costruire il prototipo e andare avanti con i test per avere il prodotto finale pronto entro la prossima estate. 
Il progetto dpA non è stato particolarmente stravolto durante il percorso della Start Cup ma è cresciuto sulle aspettative di mercato. “Abbiamo capito che potevamo puntare anche al mercato europeo, non solo quello italiano” dice Agnese “in questi mesi, oltre ad aver appreso conoscenze sul piano economico-finanziario e ad avere conosciuto molte persone, abbiamo capito come proporci e qual è il metodo per una buona presentazione”. 
Legittimo chiedere che cosa nasconda l’acronimo dpA. “È un’idea che è venuta a me” sorride Agnese “la A è l’iniziale dei nostri nomi mentre la d e la p sono le iniziali dei nostri cognomi e, visto che è lo stesso carattere ribaltato, graficamente stanno bene”.



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