GRAD Il progetto mira a costruire una banca dati di “verità a terra” (ground truth) da vendere alle aziende downstream del settore Earth ...

GRAD - Intervista ai finalisti

By settembre 27, 2019 , , , , , , ,

GRAD
Il progetto mira a costruire una banca dati di “verità a terra” (ground truth) da vendere alle aziende downstream del settore Earth Observation per validare i prodotti derivati dalle immagini satellitari.

Grazie all’esperienza maturata sul campo della ricerca nel settore ambiente e gestione delle risorse, il team arrivato in finale alla Start Cup nato in seno al laboratorio EMRG di Ravenna vuole costruire una banca dati dove mettere a disposizione delle aziende quelle che in gergo tecnico sono definite “verità a terra”. Ci spiega di che cosa si tratta uno dei cinque founder Nicolas Greggio. #ICT

Di che cosa si occupa GRAD?
L’ambito nel quale si muove il nostro progetto è quello dell’Earth Observation ovvero quello relativo al Telerilevamento cioè di tutti quei satelliti che dall’alto inquadrano e monitorano costantemente la Terra. Noi vorremmo costruire una banca dati in cui le “verità a terra” (il termine tecnico è ground truth) possano essere raccolte, stoccate, gestite e rese accessibili. GRAD infatti sta per “Ground truth Agriculture Database”. I nostri eventuali clienti sono le aziende che gestiscono ed elaborano le immagini satellitari. Ci sono miriadi di satelliti che costantemente osservano la superficie terrestre e al contempo ci sono tantissime aziende che utilizzano queste immagini anche prese in tempo reale, soprattutto nel settore del monitoraggio ambientale e della gestione delle risorse. Quello che manca è il controllo e la validazione di quello che loro ipotizzano di vedere. Ad oggi, quest’operazione è a carico dell’impresa e spesso si svolge mandando un dipendente a verificare direttamente in campo ciò che si ipotizza di osservare a monitor, con una conseguente spesa e perdita di tempo da parte dell’azienda. Noi venderemmo quindi punti certi per la validazione dei prodotti elaborati, diciamo che “quelle che sono semplici elaborazioni, con GRAD diventano certezze”. Questa è la nostra mission principale.

Da chi è composto il team?
Siamo in cinque, oltre a me ci sono Luciano Vogli, Diego Marazza ed Enrico Balugani, tutti scienziati ambientali come me mentre Stefano Macrelli è ingegnere ambientale. Abbiamo tutti un dottorato di ricerca e lavoriamo al laboratorio EMRG presso il Tecnopolo di Ravenna - Università di Bologna.

Come è nata l’idea?
Di base ci occupiamo di valutazione ambientale e gestione delle risorse, è la nostra linea di ricerca in laboratorio. Negli ultimi anni abbiamo a che fare con biomasse residuali cioè con la porzione di pianta che rimane in campo delle colture agricole. Il nostro compito è quello di proporre scenari di utilizzo per valorizzare questa porzione di biomasse che attualmente non vengono gestite. Grazie a questa esperienza ci siamo accorti che una via per monitorare queste risorse era quella satellitare. Avere immagini aggiornate quasi quotidianamente permette di localizzarle nello spazio. Faccio un esempio: io posso dire di vedere dall'alto tutti i campi di mais e di voler raccogliere quel residuo della pianta per farne qualcos'altro ma ciò che vedo deve essere confermato con un dato a terra. Abbiamo cominciato a ragionare su questo mercato potenziale, guardando al settore agricolo. Noi con GRAD vorremmo accorpare tutte queste “verità a terra” intercettando direttamente chi gestisce il territorio.

A che punto siete?
Siamo ancora all’inizio dello sviluppo del nostro progetto. GRAD vende servizi di accesso alla banca dati di “verità a terra” customizzate per l’esigenza dei clienti. Le nostre GTs sono attendibili, aggiornate, con una serie storica rilevante e presenti per tutto il Globo. Il popolamento del database potrebbe però richiedere tempo e va perciò considerato un periodo iniziale in cui non si riuscirà ad erogare un servizio molto dettagliato. Al momento stiamo elaborare il sistema di ricompensa da proporre al mondo agricolo per ottenere questi dati a costi molto bassi o addirittura nulli. Possiamo dire di essere in fase di sviluppo.

Quali sono i punti di forza di GRAD e quali, invece, i punti di debolezza?
Confesso che non ci sono state mosse particolari critiche durante il percorso della Start Cup. Siamo pertanto portati a pensare che la strada sia quella buona anche perché non abbiamo trovato concorrenza, almeno non esistono aziende esclusivamente orientate alla vendita di GTs, dobbiamo perciò cogliere il vuoto attuale. Il nostro più grande punto di debolezza appare il coinvolgimento del settore agricolo che ci deve fornire queste queste “verità a terra”: lui ha l’informazione che ci interessa ma noi dobbiamo dargli una ricompensa attraente.

Un bilancio del percorso della Start Cup?
Da un lato abbiamo ottenuto delle certezze perché nei diversi step della Start Cup abbiamo ricevuto informazioni utili per proseguire con il nostro progetto. Abbiamo compreso quali sono i nostri limiti e i problemi: ora sappiamo su quale aspetto dobbiamo lavorare di più. Per noi finora è tutto molto positivo visto che nessuno di noi aveva esperienza nel mondo delle startup.

Cosa vedete nel vostro futuro?
Noi continueremo sicuramente su questa strada anche perché il nostro ambito di ricerca coincide con quello della startup. Prima di fare progetti, vogliamo vedere come va la competizione. Siamo tuttavia convinti che il settore abbia delle potenzialità enormi quindi ci piacerebbe poter soddisfare i bisogni delle aziende che sempre di più si avvarranno di immagini satellitari. Questo porterebbe un indubbio vantaggio perché il nostro prodotto consentirebbe un risparmio dato dalla riduzione degli spostamenti. Attualmente si stima che questa voce incida sul bilancio di un’azienda del settore EO per circa il 10%: muovere le persone nel mondo costa, in termini non solo economici ma anche di sostenibilità. Solo questo per noi è un buon motivo per andare avanti con GRAD.

«A prescindere da come andrà la competizione, noi continueremo a impegnarci su questo ambito di ricerca. Il settore, che ha enormi potenzialità, permetterebbe alle aziende di risparmiare. Muovere le persone nel mondo costa, in termini non solo economici ma anche di sostenibilità. Solo questo per noi è un buon motivo per andare avanti.»

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