Focus finalisti/Braimage
Una cartella clinica condivisa che attraverso l’uso dell’intelligenza artificiale rende più snella e veloce la diagnosi di malattie neurocognitive.
Una diagnosi tempestiva di demenza ancora non può salvare il paziente ma può regalargli anni in più di autonomia. Ad oggi ci vogliono in media due anni prima di dare un nome e un cognome a un disturbo neurocognitivo, ma il team di Braimage sogna di accorciare questi tempi a beneficio delle famiglie e della spesa sanitaria.
Grazie al mix dei percorsi portati avanti dal team di Braimage, l’idea è stata rivoluzionata più volte. “All’inizio volevamo creare un semplice software che analizzasse in maniera più efficiente le immagini radiologiche” spiega la founder “ora Braimage è diventato una piattaforma di integrazione dati – una sorta di cartella clinica condivisa a cui i vari medici possono accedere da remoto – che, grazie a un’applicazione di intelligenza artificiale, è in grado anche di digitalizzare tutti i dati e di confrontarli con un database che tiene conto della letteratura esistente in materia”.Rispetto ai competitor, Braimage ha dalla sua la forte specializzazione. Nel futuro il team vorrebbe ampliare ancora di più il raggio d’azione anche a vantaggio della ricerca. “Braimage si potrebbe prestare bene per studi multicentrici” auspica Antonella “mi piace dire che noi stiamo sviluppando un lettore cd, poi ognuno decide che musica ascoltarci”.
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