Pausa caffè con community building

Ci sono certe pause caffè in cui non solo nascono amicizie ma in cui si stringono relazioni anche d’affari. Il percorso formativo della Start Cup fino all’anno scorso è stato anche questo, una crescita umana e professionale scaturita da una chiacchierata durante un lavoro di gruppo o in un momento di riposo tra un pitch e una lezione.

Per questo, per colmare la distanza dell’edizione on line e non perdere l’occasione di instaurare legami sociali tra i team, in questo difficile 2020 funestato dalla pandemia, ART-ER ha coinvolto i partecipanti della business plan competition in un’attività di community building per scaldare gli animi che rischiavano di intiepidirsi costretti dietro a uno schermo.

A dirigere i lavori è stata chiamata la formatrice Greta Rossi, imprenditrice sociale e co-fondatrice di Recipes for Wellbeing, ChangemakerXchange e Ākāśa Innovation che, in quattro incontri ha aiutato i team a conoscersi meglio, superando il loro abituale ruolo di ricercatore o aspirante startupper.

Un’attività insolita per i gruppi, abituati a ragionare su business plan, value proposition e pitching session che però ha portato i partecipanti ad analizzare gli aspetti più emozionali e forse personali, del fare impresa.

In questi incontri, di un’ora e mezza ciascuno, chiamati huddle, si è lavorato su vari temi come il dare e ricevere feedback, la capacità di autovalutarsi con l’obiettivo di diventare più consapevoli e la gestione dei conflitti all’interno del gruppo.

Ecco qualche spunto emerso

Feedback 

E’ da considerarsi un dono e non una critica fine a se stessa. Se si chiede il permesso prima di fornire un riscontro e se c’è la volontà di trovare un’alternativa, è costruttivo per entrambe le parti. Un consiglio? Quando si riceve un feedback, evitare di ribattere subito ma pensarci sopra: molti conflitti nascono appunto dall’impulsività.

Conflitti

In un team, possono emergere momenti  di tensione ma se si riesce a superare la “tempesta” non se ne può che uscire più forti. «In fin dei conti, le tensioni non sono positive o negative, ma energia da trasformare in qualcosa che permette al team di crescere ed evolversi» sottolinea l’esperta.

Empatia

«L’empatia, ovvero la capacità di immedesimarsi nell’altro e usare quella consapevolezza per agire per il benessere di entrambe le parti, è l’ingrediente segreto per instaurare dei rapporti genuini, compassionevoli, ma anche autentici. Non è vero che uno ce l’ha o non ce l’ha: il professore Matthew D. Lieberman ci ricorda che siamo “homo empathicus” quindi possiamo considerare l’empatia come un muscolo che si può e si deve allenare. Ascoltare con attenzione e condividere altri punti di vista con leggerezza, senza prendersi troppo sul serio sono un modo per rafforzare il muscolo dell’empatia» aggiunge Greta Rossi.

Storytelling

La capacità di raccontare una buona storia, infine, è uno degli assi della manica di uno startupper. Si è trattato di un cambio netto di paradigma per molti dei partecipanti, i quali, venendo dal mondo della ricerca sono abituati a relazionarsi con un altro ambiente, composto per lo più da esperti della stessa materia. Il cliente invece qui deve essere il protagonista di uno storytelling efficace: ne va del successo di una startup. Per dirla con Joseph Campbell, lo studioso più volte evocato nel corso dell’incontro: «Intraprendiamo un percorso non per salvare il mondo ma noi stessi. Ma nel fare ciò, salviamo anche il mondo». Non è forse questa la missione dello startupper?