PuffIDO – Iterviste ai finalisti

Inizia il ciclo di interviste per conoscere i finalisti dell’edizione 2022 della Start Cup Emilia-Romagna.

Il primo progetto a raccontarsi è PuffIDO, un inalatore innovativo e sostenibile per il trattamento di patologie respiratorie.

Ce ne parla Stefano Rossi, uno dei tre ricercatori che presentano il progetto

Di che cosa vi occupate?

PuffIDO è un inalatore intelligente facile da usare e completamente riciclabile, consigliato per il trattamento di patologie respiratorie. Il nome unisce la parola inglese «Puff» che significa «soffio/sbuffo» con la forma verbale «I DO» che vuol dire «ci penso io». L’obiettivo è infatti quello di offrire alle aziende farmaceutiche un prodotto nuovo che possa abbattere costi e tempistiche, ottimizzando i processi e la gestione delle risorse nella ricerca preclinica e clinica. Attraverso la combinazione di tecnologie diverse, adesso sotto percorso brevettuale, il nostro inalatore permette di eliminare tutti quei problemi legati all’utilizzo dei dispositivi attualmente in uso per il trattamento dell’asma e della broncopneumopatia cronica ostruttiva | BPCO.

Da chi è composto il team?

Siamo tre ricercatori provenienti dall’Università di Parma. Alessandra Rossi è esperta di preparazione di formulazioni solide per via orale per il rilascio controllato o sito-specifico di farmaci e formulazioni inalatorie e nasali. Elda Favari invece si occupa di valutazione di processi cellulari legati all’omeostasi della cellula e ai processi cellulari di tossicità e poi ci sono io, Stefano Rossi, che opero nel campo della ricerca preclinica. Il nostro tuttavia è uno spin-off universitario molto più ampio e versatile che coinvolge altri ricercatori e professionisti.

Come è nata l’idea?

Possiamo dire che è nata per necessità. Eravamo coinvolti in un progetto di ricerca europeo che prevedeva l’inalazione di un determinato composto per studi preclinici e l’azienda che ci forniva il dispositivo ha chiuso. Ci siamo guardati negli occhi e ci siamo chiesti come poter procedere. Non ci siamo persi d’animo e, grazie a un’intuizione, ci siamo messi sotto e creato un sistema utile all’erogazione di farmaci per via inalatoria in studi preclinici. A quel punto ci siamo interrogati se questa soluzione potesse essere impiegata anche in ambito farmaceutico/clinico visto le difficoltà dei pazienti nel seguire le terapie consigliate. Su questo punto avevamo esperienza diretta: due tra i nostri genitori usano questi dispositivi quotidianamente e quindi conosciamo bene le limitazioni degli inalatori attualmente in commercio. Tutto questo ci ha portato a progettare un nuovo dispositivo intelligente e completamente riciclabile per il trattamento di patologie respiratorie per l’uomo/donna.

A che punto siete?

Attualmente abbiamo realizzato e attrezzato una rete laboratoriale autofinanziata all’interno del Dipartimento di Medicina e Chirurgia dell’Università di Parma, capace di soddisfare tutte le necessità in termini di prototipazione e sviluppo dei lotti preclinici. Abbiamo realizzato e utilizzato un dispositivo per studi preclinici con ottimi risultati. Stiamo costituendo lo spin-off accademico e ci stiamo occupando della redazione dei protocolli per il Comitato etico dedicato all’approvazione dei test preclinici e della contrattazione dei preventivi per il deposito dei brevetti. Inoltre, al momento stiamo valutando anche diverse forme di collaborazione con importanti istituzioni con l’obiettivo di validare il prodotto e introdurlo velocemente nel mercato.

Quali sono i vostri punti di forza e quali, invece, i vostri punti di debolezza?

Di sicuro il punto di forza maggiore è la proposta di un nuovo inalatore che con l’intelligenza artificiale faciliterà la terapia e la qualità della vita dei pazienti con patologie respiratorie. Via Bluetooth, l’inalatore si connette a dispositivi digitali che avvisano il paziente quando ha mancato la terapia. Inoltre l’utilizzo di un sensore permette l’erogazione del farmaco in modo sincronizzato al respiro e quindi più efficace. Infine, il nostro prodotto risulta sostenibile dal momento che è completamente riciclabile. È infatti stampato in acido polilattico che è una bioplastica derivata dal granoturco. Riconosciamo però che quello in cui vogliamo entrare è un mercato molto competitivo e, da neofiti, potremmo avere qualche problema.

Qual è il vostro bilancio del percorso della Start Cup?

Questa competizione è stata sicuramente un tassello fondamentale nella concretizzazione messa a punto del nostro progetto. Lezioni così approfondite e di alto livello, anche se difficili da seguire, ricoprono a 360° tutti gli aspetti imprescindibili per la creazione di una startup. Inoltre il confronto con altri gruppi di ricerca, sebbene in campi diametralmente opposti al nostro, ci ha consentito di fare luce sui punti ancora poco chiari del nostro progetto. Mi sento quindi di consigliare calorosamente la partecipazione a tutti quei team provenienti dal mondo della ricerca che, come noi, aspirano a realizzare il proprio progetto imprenditoriale.

Cosa vedete nel vostro futuro?

In quello più vicino, tanto duro lavoro e moltissime responsabilità, ma questo non ci spaventa. Nel futuro prossimo, una volta raggiunto il risultato che ci siamo prefissati, vorremmo essere ricordati come il team di ricerca che ha sviluppato «l’inalatore intelligente amico dell’ambiente», questo lo slogan che abbiamo già pronto, che con una canzone di ultimo grido viene pubblicizzata multi-medialmente. Questo sogno ci guida ogni giorno.

Leggi tutte le interviste ai finalisti dell’edizione 2022 della Start Cup a questo link.