RAPCO2

Interviste ai finalisti 2025: dalla CO2 al carburante, la soluzione di RAPCO2 per un’aria migliore

RAPCO2 è il progetto innovativo di un team di otto accademici che uniscono innovazioni già note in campi distinti, come chimica e biologia, per creare una sorta di foresta artificiale per gli spazi chiusi. Dispositivi compatti e portatili catturano la CO2 dall’aria e il gas raccolto viene poi trasformato in prodotti chimici utili per molte applicazioni. In futuro, anche come carburante per navi e aerei, Cristian Torri, capofila del progetto. 

Come si chiama il vostro progetto e di cosa si occupa?

RAPCO2 vuole trasformare la CO2 dell’aria in prodotti chimici rinnovabili, purificando al tempo stesso l’ambiente indoor. L’idea è creare un dispositivo che, come una foresta, utilizza CO2, aria e energia rinnovabile per produrre valore, migliorando al contempo la qualità dell’aria negli spazi chiusi. Abbiamo chiamato questo processo eJungle. Pur ispirato alla natura, è da 20 a 100 volte più efficiente di una pianta: una piccola foresta in un solo metro quadro.

Come è nata l’idea e cosa vi ha spinti a partire?

Come cittadini e scienziati sentivamo il dovere di agire di fronte all’emergenza climatica, una minaccia esistenziale per l’umanità. Lavorando su progetti diversi ci siamo accorti che, unendo innovazioni già note in campi distinti, come chimica e biologia, e sfruttandone le sinergie, potevamo creare qualcosa di simile a un albero artificiale, capace di catturare CO2 con performance mai raggiunte prima. 

Qual è il problema che volete risolvere e quale soluzione proponete?

Le temperature crescono e aumenta l’uso di aria condizionata. L’eJungle offre la tecnologia che mancava alla transizione energetica, ancora ostacolata dall’intermittenza delle rinnovabili: cattura la CO2 con materiali intrinsecamente sicuri e la converte in alcool isopropilico, utile in molte applicazioni e, in futuro, come carburante per navi e aerei.

Chi compone il team, quali sono le competenze chiave e che ruoli ha ciascuno?

Le otto persone del team di RAPCO2, diverse per background accademici e provenienza geografica, sono il nostro punto di forza. Il team è guidato da me, Cristian Torri (professore associato), e Andrea Facchin (ricercatore post-doc) che hanno sviluppato il brevetto alla base della tecnologia. Amiza Amiza, Federica Zimbardi (dottorande) e Getachew Abrha Gebrehiwet (assegnista di ricerca) completano la parte accademica del team, parte del Dipartimento di Chimica (UniBO). Alessandro Venturini e Fabio Gandini garantiscono al progetto la solidità manageriale e legale per crescere nel mondo reale.

A che punto siete con lo sviluppo del prodotto/tecnologia?

Abbiamo iniziato con un piccolo prototipo nei laboratori “R. Sartori” di Ravenna e ora stiamo progettando un sistema capace di convertire 3 tonnellate di CO2 all’anno usando l’aria degli uffici. L’obiettivo successivo è realizzare l’eJungle: una rete di circa 50 dispositivi di piccole dimensioni, diffusi in centri commerciali, edifici pubblici, grandi uffici e spazi per eventi. Questi dispositivi, compatti e portatili, sono capaci di catturare la CO2 dall’aria. Il gas raccolto viene trattenuto e trasportato, insieme al dispositivo, a un impianto centrale in altra sede. Qui viene trasformato in alcool isopropilico sostenibile, sfruttando energia rinnovabile quando disponibile.

Qual è stata la sfida più difficile che avete superato e cosa avete imparato?

La sfida più difficile è stata rendere il sistema sufficientemente competitivo e semplice per il mondo reale. Una precedente esperienza di spin-off, B-PLAS sbrl, che oggi commercializza una tecnologia per la conversione di fanghi in bioplastica, mi ha insegnato che non bisogna attendere la tecnologia perfetta né legarsi a una singola soluzione tecnica. Occorre saper integrare innovazioni da diversi ambiti e generare molteplici benefici. L’eJungle usa quest’approccio e fornisce una soluzione più semplice ed economicamente sostenibile. 

Dove vi vedete tra 5 anni e che impatto puntate ad avere sul vostro settore?

Tra cinque anni, vorremmo aver avviato una realtà produttiva snella e funzionante, capace di catturare 1500 tonnellate di CO2 l’anno. Questo ci renderà autosufficienti e pronti a crescere anche a livello internazionale, grazie a concessioni di utilizzo e a una strategia di diffusione dal basso. Genereremo un grande impatto ecologico positivo nei prossimi 20 anni, i più cruciali per salvare il pianeta.

Come contribuisce la vostra soluzione alla transizione ecologica?

Abbiamo calcolato come l’uso della CO2 indoor sia potenzialmente in grado di generare più di 1 miliardo di tonnellate di prodotti chimici rinnovabili e carburanti avanzati a zero impatto. È uno strumento che oggi manca e che permette di rispondere alla domanda di investimenti verso la transizione ecologica. I cambiamenti climatici richiedono sia mitigazione che adattamento, ma molte soluzioni di adattamento (come i condizionatori) peggiorano il problema. L’eJungle permetterà invece un adattamento, contribuendo allo stesso tempo alla mitigazione.

Perché avete scelto di partecipare a Ecosister e Start Cup Emilia-Romagna 2025?

Volevamo uno stimolo per partire e rimescolare le idee che avevamo sviluppato in ambito accademico. Questa competizione ci ha portato a metterci in gioco e a rafforzare lo spirito di squadra di RAPCO2. Capita raramente di avere per le mani un’innovazione pronta al momento giusto, e quando questo accade bisogna utilizzare tutti i possibili canali. Arriveremo al mercato in ogni modo, ma sarebbe bello arrivarci partendo da questo percorso in una delle migliori regioni per fare innovazione sostenibile e socialmente responsabile

A questo link sono disponibili tutte le interviste ai finalisti.

Se vuoi conoscere i dettagli di questo progetto e di tutti i progetti finalisti della Start Cup Emilia-Romagna 2025, iscriviti e partecipa il 14 ottobre all’evento Start Cup & Ecosister Day