Plant Post

Interviste ai finalisti 2025: Plant Post lancia il lampione del futuro che diventa anche fattoria verticale

Mentre le città studiano soluzioni per limitare l’inquinamento e conquistare nuovi spazi verdi, un gruppo di giovani ricercatori arrivati all’Università di Bologna da Iran e Scozia, propongono una soluzione audace: un lampione capace di immagazzinare energia, ospitare micro-coltivazioni e monitorare l’aria che respiriamo e i rumori di un’area urbana. Lo raccontano i fondatori del progetto, Plant Post.

Come si chiama il vostro progetto e di cosa si occupa?

Il nostro progetto si chiama Plant Post. È una piattaforma di infrastruttura verde che trasforma un costo passivo in un bene produttivo. È il primo lampione urbano vivente e autoalimentato al mondo che garantisce l’illuminazione stradale con energia solare, crea un sistema di coltivazione verticale senza suolo irrigato con acqua piovana, e fornisce un hub di dati ambientali per rendere le città più sostenibili e integrate.

Come è nata l’idea e cosa vi ha spinti a partire?

Plant Post è nato da una sfida accademica all’Università di Bologna. L’idea ha preso vita grazie alla guida dei nostri professori, Francesca De Crescenzio e Margherita Peruzzini, e ha trovato la sua spinta decisiva vincendo il premio “Miglior Progetto Imprenditoriale” allo Startup Day di Bologna. Da quel momento, un semplice progetto universitario si è trasformato nella nostra missione: riportare il verde e l’indipendenza energetica nelle città

Qual è il problema che volete risolvere e quale soluzione proponete?

La crescita urbana sta eliminando gli spazi verdi, aumentando le emissioni di CO₂ e la domanda di energia. La nostra soluzione, Plant Post, affronta queste sfide in modo integrato. Ogni lampione svolge tre funzioni. Primo, agisce come un micro-impianto fotovoltaico che può cedere il surplus alla rete elettrica cittadina, fornendo energia prodotta dai pannelli solari al sistema urbano. In secondo luogo, riesce a creare un piccolo sistema di coltivazione verticale (micro-farm) che restituisce verde alla città. Infine, funziona come un hub di raccolta dati (relativi a CO2, qualità dell’aria, microclima e inquinamento acustico) che aiuta la città e la sua gestione.

Chi compone il team, con quali competenze chiave e che ruoli ha ciascuno?

I co-fondatori del progetto hanno competenze chiave e complementari. La squadra è composta da Milad Zahedi (CPO), con un’esperienza consolidata in ingegneria meccanica e design di prodotto sostenibile; Amirarsham Zaman Dar (COO), esperto in project management e ottimizzazione della produzione; e Fraser McLellan (CGO), focalizzato su strategie di crescita e policy ambientali. Veniamo dall’Iran e dalla Scozia, ci siamo conosciuti all’Università di Bologna e condividiamo lo stesso percorso di studi sulla sostenibilità. Alcuni consulenti esperti ci affiancano nello sviluppo del business.

A che punto siete con lo sviluppo del prodotto/tecnologia?

Attualmente siamo nelle fasi iniziali di sviluppo (TRL 2): il nostro sogno ha preso forma attraverso modelli digitali e simulazioni virtuali, che ci hanno permesso di trasformare un’idea accademica in un progetto concreto. Ora siamo pronti a fare il passo successivo: costruire il primo prototipo fisico funzionante in scala ridotta, per dimostrare che Plant Post non è solo un’idea, ma una tecnologia reale. Entro la fine del 2025 vogliamo realizzare due prototipi a grandezza naturale (6 metri di altezza) e testarli in un progetto pilota in ambiente urbano, portando un’immagine di futuro sostenibile nelle nostre città

Qual è stata la sfida più difficile che avete superato e cosa avete imparato?

La nostra sfida più grande è stata la transizione da un progetto puramente ingegneristico a una visione di business completa. Inizialmente eravamo concentrati sulla perfezione tecnica. Abbiamo imparato che il prodotto “migliore” non è quello con più funzioni, ma quello che offre il giusto valore al cliente in modo economicamente sostenibile.  

Dove vi vedete tra 5 anni e che impatto puntate ad avere sul vostro settore?

Tra 5 anni, puntiamo a porci come leader riconosciuto nel mercato europeo delle infrastrutture verdi intelligenti. Puntiamo a trasformare lo standard del settore, spostando il focus da soluzioni passive a beni produttivi. Vogliamo dimostrare che ogni lampione può essere una micro-centrale energetica, un giardino verticale e un hub di dati, funzionale per città più sostenibili e intelligenti.

Come contribuisce la vostra soluzione alla transizione ecologica?

Plant Post è un acceleratore della transizione ecologica a livello urbano. Agisce su più fronti: rende l’illuminazione pubblica indipendente dalla rete e a emissioni zero grazie all’energia solare, combatte l’effetto “isola di calore” reintroducendo il verde, promuove una gestione circolare dell’acqua con la raccolta piovana, e cattura direttamente la CO₂. Non è una soluzione singola, ma un ecosistema integrato per la sostenibilità

Perché avete scelto di partecipare a Ecosister e Start Cup Emilia-Romagna 2025?

Abbiamo scelto di partecipare perché cercavamo un ecosistema che condividesse i nostri valori fondamentali, sostenibilità e innovazione. La Start Cup Emilia-Romagna, e in particolare il suo programma Ecosister, rappresenta esattamente questo. La loro missione di accelerare la transizione ecologica è perfettamente allineata con il nostro obiettivo, e per questo abbiamo trovato la piattaforma ideale per lanciare la nostra visione.

Se vuoi conoscere i dettagli di questo progetto e di tutti i progetti finalisti della Start Cup Emilia-Romagna 2025, iscriviti e partecipa il 14 ottobre all’evento Start Cup & Ecosister Day