RedAI

Interviste ai finalisti 2025: RedAI trasforma il tuo smartphone in uno strumento per la salute degli occhi

Un’app con intelligenza artificiale potrà trasformare una semplice foto dallo smartphone in un’analisi immediata del rossore oculare. Nata da un progetto universitario, il progetto RedAI si inserisce nel solco rivoluzionario della telemedicina e si propone di rivoluzionare la diagnosi oculistica e alleggerire il carico del sistema sanitario

Come si chiama il vostro progetto e di cosa si occupa?

Il nostro progetto si chiama RedAI: Redness Hyperemia Estimation via Smartphone Images. È un’app pensata per rendere più semplice, anche a chi non è medico, la valutazione di segni di irritazione agli occhi. L’app, attraverso l’intelligenza artificiale, permette infatti di analizzare il rossore oculare (iperemia) attraverso semplici immagini scattate con lo smartphone. L’obiettivo è rendere più precise le diagnosi e velocizzare i controlli dei pazienti, alleggerendo così il carico sui medici e, di riflesso, sul sistema sanitario.

Come è nata l’idea e cosa vi ha spinti a partire?

L’idea di RedAI è nata da una ricerca universitaria avviata alcuni anni fa. Dopo i primi risultati promettenti, abbiamo deciso di trasformarla in un’app concreta, spinti dalla consapevolezza che gli strumenti attualmente usati dai medici per valutare il rossore oculare sono obsoleti e questo rischia di rendere più imprecise le diagnosi. RedAI nasce per portare precisione e innovazione dove oggi manca.

Qual è il problema che volete risolvere e quale soluzione proponete?

Vogliamo risolvere il problema delle diagnosi imprecise del rossore oculare, semplificando e supportando il lavoro dei medici. La nostra app, RedAI, sfrutta tecnologie avanzate di intelligenza artificiale per analizzare immagini da smartphone in modo oggettivo e affidabile. Una soluzione rapida, accessibile e clinicamente validata.

Chi compone il team, quali sono le competenze chiave e che ruoli ha ciascuno?

Il nostro team riunisce tutte le competenze tecniche necessarie: un medico oculista Luigi Fontana, direttore della Scuola di Specializzazione in Oftalmologia a Bologna e una biologa Piera Versura, professoressa esperta in salute della superficie oculare per la raccolta dati e validazione clinica del prodotto; un fisico Gastone Castellani, professore universitario, esperto in AI applicata alla medicina e due ricercatori del Dipartimento di Fisica Nico Curti e Tommaso Giacometti, con competenze avanzate in intelligenza artificiale e sviluppo software per lo sviluppo dell’app e dei modelli utilizzati.

A che punto siete con lo sviluppo del prodotto/tecnologia?

Siamo a un livello di sviluppo avanzato, definito come TRL 7: significa che la nostra tecnologia è stata già testata con successo in ambienti reali ma controllati. L’app è disponibile in versione demo e pienamente funzionante, pronta per essere validata su larga scala e introdotta in contesti clinici più estesi.

Qual è stata la sfida più difficile che avete superato e cosa avete imparato?

La sfida più difficile è stata tradurre una ricerca scientifica in un’app funzionante e accessibile, senza perdere rigore medico e affidabilità. Integrare competenze diverse, dalla medicina all’AI fino allo sviluppo software, richiede un grande sforzo di comunicazione e coordinamento. Abbiamo imparato che il successo nasce dalla collaborazione e dalla capacità di rendere semplice anche ciò che è estremamente tecnico.

Dove vi vedete tra 5 anni e che impatto puntate ad avere sul vostro settore?

Tra 5 anni vogliamo diventare lo standard per la valutazione del rossore oculare, adottati nei principali studi clinici e ambulatori in Italia e in Europa. Puntiamo anche a essere presenti nelle farmacie, come sistema di screening rapido, simile al test della glicemia, diventando uno strumento fondamentale di prefiltraggio per alleggerire e supportare il Servizio Sanitario Nazionale. 

Come contribuisce la vostra soluzione alla transizione ecologica?

Pur non avendo un impatto diretto sulla transizione ecologica, la nostra soluzione si propone come strumento di telemedicina, contribuendo in modo indiretto a un approccio più sostenibile. Riducendo gli spostamenti e le visite non necessarie grazie a una valutazione preliminare da smartphone, aiutiamo a diminuire consumi e impatto ambientale legati all’assistenza sanitaria.

Perché avete scelto di partecipare a Ecosister e Start Cup Emilia-Romagna 2025?

Abbiamo scelto di partecipare a Ecosister e Start Cup Emilia-Romagna 2025 perché rappresenta un’ottima opportunità di crescita, soprattutto grazie al percorso formativo offerto. Per un team come il nostro, con solide competenze scientifiche ma meno esperienza in ambito commerciale, è il contesto ideale per trasformare un progetto accademico in una realtà imprenditoriale solida e sostenibile.

A questo link sono disponibili tutte le interviste ai finalisti.

Se vuoi conoscere i dettagli di questo progetto e di tutti i progetti finalisti della Start Cup Emilia-Romagna 2025, iscriviti e partecipa il 14 ottobre all’evento Start Cup & Ecosister Day