Wildnose e i Cani da Detection

Interviste ai finalisti 2025: Wildnose trasforma l’olfatto dei cani in uno strumento di ricerca, conservazione e sostenibilità

Dai laboratori di ricerca ai sentieri della natura, il progetto Wildnose vuole rendere i cani da detection protagonisti di una nuova fase della tutela della biodiversità e del monitoraggio dell’ambiente. Nato da un team che combina formazione scientifica, esperienza con detection dogs e in conservazione faunistica, Wildnose punta a strutturare e far crescere anche in Italia una pratica già consolidata all’estero, trasformando l’olfatto dei cani in uno strumento prezioso per la ricerca, la conservazione e la sostenibilità. 

Come si chiama il vostro progetto e di cosa si occupa?

Il progetto Wildnose si propone di formare, addestrare e impiegare cani da detection (cane addestrato a rilevare la presenza di determinati odoranti, ndr) per la conservazione della biodiversità, il monitoraggio ambientale e la ricerca scientifica. Accanto a questo, sviluppa percorsi di educazione cinofila e divulgazione, unendo etologia, scienza applicata e tecnologia per offrire servizi innovativi a enti pubblici e privati.

Come è nata l’idea e cosa vi ha spinti a partire?

Il progetto nasce dall’incontro tra ricerca accademica e pratica sul campo. Tanti anni di studi sull’olfatto e sul comportamento del cane si sono intrecciati con esperienze nella detection e nello sport cinofilo. La motivazione è stata il desiderio di trasformare questa passione in un impatto concreto sulle sfide ambientali attraverso una realtà cinofila realmente fondata sulla scienza, colmando in Italia un vuoto esistente. All’estero questa pratica è già consolidata. Wildnose punta a strutturarla e svilupparla anche in Italia.

Qual è il problema che volete risolvere e quale soluzione proponete?

Il monitoraggio della biodiversità, di specie rare o invasive è spesso costoso e poco efficace. I cani da detection offrono invece un metodo rapido, etico e altamente sensibile, capace di integrare e potenziare i sistemi tradizionali riducendo tempi e costi. Ad esempio il monitoraggio di alcune specie è spesso condotto tramite operatori umani soli, che però un successo nella ricerca e una specificità (capacità di distinguere specie animali o campioni di queste specie come fatte) dalle 2 alle 10 volte minori di quelle di un cane addestrato. I cani poi possono coprire un territorio maggiore in minor tempo. 

Chi compone il team, con quali competenze chiave e che ruoli ha ciascuno?

Il team combina formazione scientifica, esperienza con detection dogs e in conservazione faunistica. Sarah Marshall-Pescini e Giulia Pedretti sono founders e ricercatrici, esperte di detection. Eleonora Biffi, rieducatrice cinofila e Chiara Canori, educatrice cinofila, responsabili del settore privato e pubblico, etologhe e dottorande a Parma. Rudy Brogi, consulente wildlife, è esperto in gestione della fauna. Melanie Zoe e Lara Tarnold, detection dog-handlers. Paola Valsecchi, leader scientifico, professore associato a Parma ha lunga esperienza in monitoraggio ed etologia.

A che punto siete con lo sviluppo del prodotto/tecnologia?

Abbiamo già cani addestrati e pronti a operare su diversi servizi di monitoraggio o a essere preparati per nuovi target odorosi. In parallelo, stiamo consolidando un modello di business scalabile e completando lo sviluppo del sito e della piattaforma di e-learning, che offrirà i primi webinar dal 2025. 

Qual è stata la sfida più difficile che avete superato e cosa avete imparato?

La sfida più grande è stata creare un ponte tra ricerca accademica e mercato. Abbiamo imparato che la chiave è saper comunicare il valore scientifico del progetto in un linguaggio chiaro e concreto, traducendo i risultati della ricerca in servizi applicabili e affidabili.

Dove vi vedete tra 5 anni e che impatto puntate ad avere sul vostro settore?

Vogliamo diventare il punto di riferimento in Italia e in Europa per i detection dogs utilizzati nella conservazione e nel monitoraggio ambientale, con team attivi in più regioni e partnership internazionali. In parallelo, puntiamo a consolidarci come polo di formazione cinofila. L’impatto sarà duplice: rendere la ricerca scientifica più efficace e ridurre l’impatto ambientale del monitoraggio.

Come contribuisce la vostra soluzione alla transizione ecologica?

I detection dogs permettono di ridurre l’uso di strumenti invasivi e costosi, ottimizzando risorse e fornendo dati più accurati. In questo modo si abbassa l’impatto sul territorio e si contribuisce alla tutela della biodiversità e a una gestione più sostenibile degli ecosistemi.

Perché avete scelto di partecipare a Ecosister e Start Cup Emilia-Romagna 2025?

Perché rappresenta un’opportunità unica di crescita, confronto e attrazione di investitori. Ecosister e Start Cup Emilia-Romagna 2025 offre un ecosistema di supporto ideale per trasformare Wildnose da progetto a impresa solida e innovativa, capace di generare valore per l’ambiente, la ricerca e la società.

 

questo link sono disponibili tutte le interviste ai finalisti 2025.

Se vuoi conoscere i dettagli di questo progetto e di tutti i progetti finalisti della Start Cup Emilia-Romagna 2025, iscriviti e partecipa il 14 ottobre all’evento Start Cup & Ecosister Day