Con la finale del 12 ottobre si è chiusa l'edizione 2017 della Start Cup, un'edizione che ha raggiunto raggiunto ottimi risultati:...

Start Cup 2017: un'edizione di grandi numeri

Con la finale del 12 ottobre si è chiusa l'edizione 2017 della Start Cup, un'edizione che ha raggiunto raggiunto ottimi risultati: nei numeri e nella qualità delle idee d'impresa.

Partiamo dai numeri, ovvero, 270 partecipanti, 136 progetti candidati, 8 giornate di formazione, 4 sponsor, 22.000 euro di montepremi finale, 23.000 euro di premi locali, più di 30 partner sul territorio, un milione e mezzo di visualizzazioni dei tweet con hashtag #StartCupER entrato nei Trending Topics italiani alla decima posizione nel giorno della finale.

Ma l'edizione 2017 è stata importante anche per la qualità delle idee e dei progetti, quelli arrivati in finale ma anche gli altri. Ha vinto Golgi, la startup parmense che sviluppa una serie di prodotti innovativi biotech, ottenuti con una biostampante 3D, che accelerano e migliorano la guarigione delle ferite di persone e animali. Al secondo posto si è classificata la modenese EasyPCR, fondata da Gabriele Borelli, che ha sviluppato un dispositivo e dei kit di reagenti che consentono di individuare patogeni, mutazioni genetiche e malattie (HIV, TBC) in maniera economica ed efficace, mentre Bettery, spin off dell’Università di Bologna, creato da Francesca Soavi e Francesca De Giorgio, con NESSOX, la batteria liquida che utilizza elementi leggeri, come il litio e l'ossigeno, si è posizionato terzo.

"Quest'anno abbiamo registrato un incremento del 10% delle candidature - spiega Marina Silverii, vicedirettore di Aster – e la maggior parte delle idee d’impresa scaturivano da progetti di ricerca delle nostre Università. Un risultato importantissimo perché la Start Cup è nata proprio con l’obiettivo di favorire l’imprenditorialità di persone con alte competenze”.

I tre progetti vincitori della StartCup Emilia-Romagna parteciperanno al Pni (Premio Nazionale per l'Innovazione), promosso dalla rete nazionale degli incubatori di impresa universitari (PNICube), che quest’anno si terrà a Napoli il prossimo mese di dicembre.

Le province più rappresentate nella competizione di idee sono state quella di Bologna, con 42 progetti, a seguire Parma e Piacenza con 12, Modena e Ravenna con 11, Reggio Emilia con 9 e Rimini 8. Le idee di imprese approdate in finale sono focalizzate per la maggior parte sul settore biomedicale, seguito da automazione, industria 4.0 e green.

“La Regione– ha detto l’assessore regionale alle Attività produttive, Palma Costi premiando i vincitori - punta su innovazione, ricerca e creatività per la nascita di nuove imprese. Crediamo nelle nostre startup e vogliamo accompagnarle nel percorso di crescita verso il loro consolidamento con diversi strumenti. L'alta partecipazione alla competizione è la dimostrazione che, soprattutto tra i giovani, c'è voglia di contribuire alla crescita del tessuto imprenditoriale della nostra economia. Oltre a cercare il lavoro, i giovani il lavoro lo creano e come Regione Emilia-Romagna vogliamo dare loro tutto il nostro supporto perché questi nuovi prodotti, servizi e sistemi di produzione ad elevato contenuto innovativo abbiano uno sbocco per il futuro”.


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Comunicato stampa



Riccardo Della Ragione, Valentina Menozzi e Alice Michelangeli, sono saliti sul gradino più alto della Start Cup 2017 con Golgi , l...

Golgi vince la Start Cup 2017!


Riccardo Della Ragione, Valentina Menozzi e Alice Michelangeli, sono saliti sul gradino più alto della Start Cup 2017 con Golgi, la bioprinter che stampa tessuti biologici in 3D.
Oltre al premio di 7000 euro offerto da Cofiter si sono aggiudicati il premio speciale di 5000 euro di Banca di Credito Cooperativo e un biglietto per partecipare al Mindset Programme in Silicon Valley, della Regione Emilia-Romagna.

Al secondo e terzo posto, con un premio di 5000 euro ciascuno offerto da Iren e Sacmi, rispettivamente Easy PCR, il kit low cost per l'analisi del DNA e Bettery, la batteria liquida con una portata 5 volte superiore ad una tradizionale.

Un grande in bocca al lupo ai 3 vincitori che parteciperanno al PNI - il Premio Nazionale per l'Innovazione, in programma a Napoli il 30 Novembre e il 1 dicembre!

Quello che per molti è scarto, per Packtin è materia prima buona per conservare e impacchettare gli alimenti. È un progetto di economia...

Packtin, l’economia circolare al servizio della tecnologia alimentare


Quello che per molti è scarto, per Packtin è materia prima buona per conservare e impacchettare gli alimenti.
È un progetto di economia circolare quello dello spin-off dell’Università di Modena e Reggio Emilia portato avanti con determinazione dal team che ruota attorno la facoltà di Tecnologia alimentare composto da Riccardo De Leo, Germana Capitani, Andrea Pulvirenti, Andrea Quartieri, Silvia Gigliano con il supporto di Vittorio Molinari. “Con Packtin ci proponiamo di riutilizzare gli scarti alimentari delle varie filiere, come le bucce della frutta e dei pomodori o le vinacce, per ricavare materie prime attraverso innovativi processi di estrazione” spiega il presidente di Packtin Riccardo De Leo “siamo orientati su due categorie di prodotti: in un primo momento ci occuperemo di ingredienti naturali per la conservazione di alimenti, sicuri e salutari anche per il consumatore finale, e in seconda battuta, di packaging completamente biodegradabile”. Un progetto quindi che permette di allungare la vita di frutta, verdure e carne ma anche quella del consumatore che si trova a mangiare cibo più sano. “Gli studi dimostrano che dopo una vita passata a consumare alimenti di sintesi come i famosi nitrati e nitriti si possono sviluppare patologie tumorali o gastrointestinali” sottolinea De Leo “le nostre soluzioni possono tenere sotto controllo i batteri ma anche agire su certi fattori di rischio”.

Per capire la portata del progetto occorrerebbe saperne di più su come vengono ora conservati gli alimenti soprattutto nella grande distribuzione. “Abbiamo in mente una campagna di marketing divisa in due parti” annuncia il presidente “una parte sarà rivolta alle aziende mentre l’altra si impegnerà attraverso i social a sensibilizzare i consumatori verso le tecnologie alimentari migliori in ciascun settore. Non faremo propaganda disinformativa, semplicemente spiegheremo come funziona”. 
Packtin si pone obiettivi ambiziosi da realizzare entro il 2022 che saranno descritti durante la finale della Start Cup. “Del percorso abbiamo apprezzato l’aspetto della formazione sul lato business e sul pitch” dice De Leo “ma visto che sarà necessario attrarre investimenti per portare avanti tutti gli step previsti dal progetto abbiamo trovato interessante anche l’approfondimento sul venture capitalism. Noi alla fine siamo tutti accademici, era proprio quello di cui avevamo bisogno”.

Nel futuro disegnato da Mach3d ogni azienda che dovrà misurare la performance di determinati materiali avrà accanto all’impianto di pr...

Macchine smart per la prova dei materiali: il progetto Mach3d



Nel futuro disegnato da Mach3d ogni azienda che dovrà misurare la performance di determinati materiali avrà accanto all’impianto di produzione la sua personale macchina di prova. Il mondo a cui si rivolge la startup nata dall’intuizione di Matteo Vettori, Lorenzo Bergonzi e Federico Delpoggetto è quello dell’additive manifacturing considerato dai tre abbastanza saturo.

“Tutti si sono concentrati nel fare la propria macchina meglio degli altri, ma nessuno ha messo l’accento su cosa fa la macchina” - spiega Matteo Vettori “il mercato delle macchine di prova dei materiali è fermo da anni: noi proponiamo uno strumento smart che offre gli stessi risultati ad un prezzo molto più competitivo”.
Non più costi esorbitanti, tempi di attesa e prove confinate nei laboratori di ricerca, ma macchine a disposizione di chi progetta e di chi produce. Una rivoluzione non da poco per chi opera nel settore, almeno stando al parere dei tre ideatori di Mach3d e dei “followers” che seguono e contribuiscono con entusiasmo allo sviluppo del progetto.
 “Sono tre gli ingredienti che noi mettiamo sul piatto” specifica Vettori “la macchina di prova, un software che serve sia a gestire sia a programmare la macchina che per rielaborare i dati, archiviarli e salvarli e, a venire, una comunità dove potranno essere pubblicati i risultati sperimentali per condividerli con progettisti e aziende”. 
L’innovazione di Mach3d nasce dall’esigenza di snellire un processo non al passo con i tempi. La nuova startup nasce come “spin-off” di e-Fem, lo studio di progettazione di Vettori che ha alle spalle anni di ricerca all’Università di Parma in meccanica dei materiali e dove lavorano Bergonzi impegnato in un dottorato in caratterizzazione meccanica dei materiali e Delpoggetto laureando in ingegneria gestionale. 
“Abbiamo deciso di partecipare alla Start Cup oltre che per avere un benchmark del progetto, anche per fare un passo avanti nella gestione di una startup” - dice Vettori - “mi diverto molto a fare il lavoro che faccio ora, ma siamo a livello di “family company”: con Mach3d mi diverto ancora di più ma vorrei capire se possiamo fare il salto a company da investimento. Siamo qua anche per capire se ne abbiamo le potenzialità”.

Ossigeno e litio insieme per una batteria liquida con una portata fino a cinque volte superiore a quelle ora in commercio. Rivoluzionare i...

Bettery: la batteria liquida ricaricabile e 5 volte volte più potente

Ossigeno e litio insieme per una batteria liquida con una portata fino a cinque volte superiore a quelle ora in commercio. Rivoluzionare il mercato dell’energetica è l’ambizione di Bettery, lo spin off universitario creato da Francesca Soavi e Francesca De Giorgio, rispettivamente ricercatrice e post-doc del laboratorio di elettrochimica dei materiali per l’energetica del dipartimento di chimica dell’Università di Bologna.

Nessox, la batteria in questione, è il frutto di oltre otto anni di studi e al momento trova applicazione nel campo delle energie rinnovabili per puntare al settore della mobilità sostenibile e dei droni. “Abbiamo visto che disegnando una batteria che avesse una componente liquida basata su questa chimica funzionava bene” - dice Francesca Soavi - “la durata era nettamente superiore alle altre e inoltre può essere ricaricata molto velocemente sostituendo il liquido come quando si fa rifornimento di carburante”.

“Le condizioni meteo condizionano la produzione di energia elettrica data la loro discontinuità” - spiegano le ricercatrici parlando di impianti da fonti rinnovabili “per non creare danni alla rete elettrica è necessario abbinare ai campi fotovoltaici un sistema di accumulo dell’energia che la distribuisce in modo controllato”.

Le due Francesche per illustrare il funzionamento di Nessox a chi non ha dimestichezza con l’argomento, paragonano la batteria a una cisterna che accumula acqua da usare quando ce n’è bisogno. “Maggiore è la cisterna, più grande sarà la capienza, così funziona la nostra batteria: Nessox è in grado di accumulare ed erogare una quantità di energia molto elevata proprio grazie agli elementi leggeri che sfrutta. Il tutto inoltre ad un costo competitivo”.

Bettery è in fase di costituzione e gran parte degli sforzi, anche economici, ora sono rivolti al brevetto internazionale. Il modello di business infatti dello spin off si concentra su una strategia di outlicensing. “Non ci metteremo noi direttamente a produrre batterie ma vogliamo vendere la licenza del brevetto. Per mostrare come funziona Nessox stiamo lavorando ora al prototipo”. “In questa fase stiamo affrontando molte spese” – continuano - “una buona parte delle risorse che cerchiamo di attrarre è destinata all’estensione del brevetto in Europa e non solo”. 

Dalla Start Cup le promotrici di Bettery cercano credito, in ogni senso. “Speriamo di conoscere possibili investitori che credano nel nostro progetto e che ci possano offrire un supporto per andare avanti”. 



A sentirli parlare, la parola che pronunciano più spesso è passione. L’idea di sviluppare soluzioni a basso costo per lo studio del dna è...

Il kit low cost per le analisi del dna: il progetto EasyPCR


A sentirli parlare, la parola che pronunciano più spesso è passione. L’idea di sviluppare soluzioni a basso costo per lo studio del dna è nata dall’amore per la biologia, solo che Gabriele Borelli, Tommaso Zanotti e Livio Saracino, i promotori di EasyPCR, sono ingegneri elettronici di 25 anni. “Abbiamo frequentato l’istituto tecnico insieme a Modena e da quella volta nei laboratori abbiamo capito che ci interessava applicare l’elettronica alla life science” - racconta Gabriele. In questo arco di tempo i tre hanno sempre cercato risposte a problemi che vedevano attorno a loro, come quando, durante l’università, hanno messo a punto un sistema per aiutare nuotatori ciechi a capire quando fossero alla fine della vasca o dei sensori per monitorare la salute delle ginocchia.
 Le loro idee partono dal dialogo e dall'osservazione. E così, grazie alla frequentazione di biotecnologi, hanno pensato di mettere a servizio di chi lavora tutti i giorni con il DNA le loro competenze. “Per chi lavora sul DNA la PCR è uno strumento fondamentale: è come il martello per il muratore. Delle strumentazioni molto costose che si usano quotidianamente, alla fine si usano solo il 5-10% delle potenzialità” - spiega il bioingegnere - “noi offriamo una soluzione completa che va dal dispositivo al kit di reagenti, in grado di ottenere un risultato affidabile in tempi brevi”. 
Allo Startup Day i tre hanno conosciuto Mattia Pieropan che è entrato a far parte del team. “Mattia è una belva della biologia molecolare e rappresenta l’utilizzatore di questo strumento: lui ci dice di cosa ha bisogno e noi interveniamo con le nostre conoscenze. 
Alla fine a questi due mondi manca solo un po’ di comunicazione”. “Nei laboratori o c’è la Ferrari o la bicicletta, ma la maggior parte delle volte quello che serve è una Panda” - chiarisce Gabriele, bravo a illustrare in parole semplici concetti complessi - “il nostro business model è simile a quello dei marchi di caffè, che guadagnano vendendo le capsule: noi alla stessa maniera venderemo il kit dei reagenti”. 
Il team di EasyPCR è in fase di beta-test e a dicembre consegnerà i primi dispositivi a importanti centri di ricerca europei. “Finora abbiamo investito di tasca nostra, con la Start Cup cerchiamo chi voglia scommettere su di noi” - dice Gabriele - “per andare avanti abbiamo bisogno di risorse: noi puntiamo sul fatto che sviluppiamo un progetto biotech innovativo che però necessità di una quantità di fondi limitata”.

La nuova frontiera della terapia per riabilitare il paziente colpito da ictus passa attraverso la lettura della sua mente. Un gruppo di la...

Vibre: la realtà virtuale per guarire (più in fretta) dall'ictus

La nuova frontiera della terapia per riabilitare il paziente colpito da ictus passa attraverso la lettura della sua mente. Un gruppo di laureati in ingegneria biomedica ha ideato un dispositivo per la riabilitazione delle lesioni cerebrali che unisce realtà virtuale e brain computer interface. Si chiama Vibre il progetto del team che si è sviluppato a Cesena, arrivato in finale alla Start Cup. “Il dispositivo non è altro che un sistema di acquisizione che rileva l’intenzione motoria del paziente che ha subito danni al cervello tali che non può più muovere gli arti inferiori e/o superiori” - spiega Raffaele Salvemini, che insieme a Matteo Vissani, Sara Piras e Stefano Stravato ha fondato Vibre “il cervello di chi è stato colpito da ictus, la nostra patologia di riferimento, ha solo quattro mesi di tempo per riarrangiare le connessioni neurali. In questo lasso di tempo noi riusciamo a fare in breve tempo quello che da sola la terapia tradizionale non riesce, ottenendo un 20% di recupero più veloce”.

Vibre non va a sostituire il lavoro del fisioterapista, ma va ad affiancarlo agendo sulla plasticità cerebrale che appunto sarà tale per soli quattro mesi dopo l’ictus, utilizzando un visore e degli elettrodi abbinati a un software messo a punto dal team.

“Al paziente basta pensare di muovere un braccio: il nostro dispositivo registrerà la sua intenzione e la riprodurrà in uno scenario iper-realistico nel visore arrivando a stimolare il movimento vero e proprio. Una volta raggiunto un obiettivo, si passa ad un altro compito” continua l’ingegnere biomedico.

Ai quattro founder si sono uniti, in seguito allo Startup Day, quattro tecnici – Simone Tanzarella, Leonardo Taronna, Giuseppe Vairo e Simone Ceserano. La base del team è Cesena, città dove hanno studiato. “Da poco abbiamo anche una postazione al Cesenalab, l’incubatore e ne siamo molto contenti: abbiamo trovato un ambiente estremamente stimolante, circondati da persone molto competenti” dice Raffaele “considerando che la nostra idea è nata tra febbraio e marzo, se ci fermiamo a pensare a dove siamo arrivati ora, siamo molto soddisfatti”.

I ragazzi di Vibre hanno sviluppato un prodotto che può essere già utilizzabile e sono già entrati in contatto con il centro di Montecatone per avviare una sperimentazione con pazienti affetti da altre patologie. “In pochi mesi, grazie alla StartCup, abbiamo fatto un percorso di crescita importante” - continua Raffaele - “momenti come quello della demolition ci hanno fatto aprire gli occhi. È stato un lavoro duro ma alla luce dei risultati, ne è valsa la pena. Certo, vincere sarebbe una grande soddisfazione ma è già tantissimo quello che abbiamo ottenuto”.



La Vespa 50 torna in città con una nuova veste green, economica e smart. È questo il progetto proposto dal team romagnolo di Motoveloci...

Vintage e moderna, la Vespa secondo Motoveloci



La Vespa 50 torna in città con una nuova veste green, economica e smart. È questo il progetto proposto dal team romagnolo di Motoveloci che sta mettendo a punto un “retrokit” per svecchiare questo mezzo iconico e metterlo su strada come un moderno ciclomotore elettrico. L’idea è nata dall’amicizia tra Alex Leardini e Leonardo Ubaldi, rispettivamente ingegnere meccanico e ingegnere elettronico, legati dalla comune passione per i motori.
“Ho conosciuto Leo perché io customizzo vecchie moto” - racconta Alex - “abbiamo visto in fondo all’officina la Vespa di mio padre e abbiamo pensato di metterci le mani non certo a livello estetico ma rendendola elettrica. La Vespa è già bella così”. Una startup nata davvero in un garage a marzo, arrivata ora tra i dieci finalisti della Start Cup con un team che si è arricchito della presenza di Chiara Bizzocchi che si occupa degli aspetti finanziari. “Noi vogliamo ripristinare un mezzo vintage con l’elettronica di un ciclomotore di ultima generazione, che si accende con un pulsante e che può girare nei centri storici” - spiega Alex - “inoltre ha batteria al litio e con 1 euro di corrente si possono fare 120 km”.

Al momento i ragazzi stanno lavorando al prototipo e all'omologazione del mezzo mentre il kit completo sarà disponibile dalla prossima primavera. “Il costo medio di un kit sarà di 1800 euro più iva” svela il founder “stiamo studiando anche una campagna di crowdfunding che ci serve sia come garanzia per il cliente sia come strategia di marketing anche per farci conoscere all’estero”.
Per il team il mercato di riferimento è chiaro. “Dall’analisi che abbiamo compiuto grazie ai dati forniti dal Museo Piaggio sappiamo che dal 1963 al 1992 sono state prodotte 7 milioni di Vespe: ora in giro ce ne sono 140 mila ma a noi interessa il 10%”. Più che il vespista duro e puro, Alex e soci guardano a chi desidera l’esclusività ed è attento più al design che al rumore scoppiettante tipico di quel motorino.
Motoveloci, nonostante sia in pista solo da qualche mese, ha già ottenuto i primi risultati. “Abbiamo già vinto una consulenza di Primomiglio e sei mesi di spazio nel coworking del Rimini Innovation Square” - annuncia Alex - “siamo molto soddisfatti anche del percorso che abbiamo intrapreso con la StartCup: abbiamo conosciuto ottimi consulenti e ci siamo confrontati con altre realtà. Grazie alla competizione quello che era un gioco è diventato realtà”.