Non c’è nulla che non si possa risolvere mangiando e bevendo . Almeno in Italia. Così sull’onda d...

Due studenti di ingegneria creano il barman robotico


Non c’è nulla che non si possa risolvere mangiando e bevendo. Almeno in Italia. Così sull’onda della convivialità e dello stare insieme in allegria, due specializzandi di ingegneria hanno pensato di dare vita a Essenza, il barman robotico.

L’idea nasce da Leonardo Stamati, ventitreenne calabrese laureato in ingegneria meccanica ora specializzando in robotica all’Università di Bologna, e Dante Cruz Velasquez ventinovenne boliviano laureato in ingegneria industriale specializzando in ingegneria meccanica. Stufi dell’ennesima fila davanti al bar in una delle tante serate di goliardia universitaria in cui magari finisci anche per bere un cocktail non proprio fatto ad arte, si son detti: “Perché non creiamo una macchina che sia di supporto ai barman capace di miscelare velocemente e dosare nel modo giusto tutti gli ingredienti necessari dando anche suggerimenti sui possibili cocktail da realizzare?

Così tra pomeriggi e notti passate a progettare e stampare pezzi in 3D nasce il primo prototipo di Essenza, una macchina automatica, intelligente e trasportabile nella quale è possibile inserire fino a 10 bottiglie separate di liquore o analcolico. Essenza potrebbe anche diventare uno degli elettrodomestici del futuro per gli appassionati dell’aperitivo. Non è infatti necessario essere un barman per realizzare il proprio drink: una volta inseriti gli ingredienti un display suggerirà i possibili cocktail da realizzare.

Leonardo e Dante sono al lavoro per ottimizzare il prototipo che si basa su scheda arduino e software open source ma hanno ben chiaro in mente il loro progetto più ampio: NextIs4Us, che lavorerà sulla produzione di nuove macchine intelligenti alla portata di tutti che vedranno la loro forza nella tecnologia 4.0. Perché come dicono loro: “Nessuna persona è insostituibile e nessuna macchina sostituirà mai completamente una persona. Se l’eccellenza si vuole conquistare, la MACCHINA col CUORE dell’uomo si deve legare!

Oramai lo sappiamo, la macchina del futuro si guiderà da sola. Così le scene da "Supercar&qu...

Da un team di Modena la tecnologia della macchina del futuro


Oramai lo sappiamo, la macchina del futuro si guiderà da sola. Così le scene da "Supercar", fantascienza per quegli anni '80, stanno diventando quasi realtà. E un team dell’Università di Modena guidato dal professore Marko Bertogna ha raccolto la sfida.

"Il mercato si sta mostrando sempre più interessato a prodotti in grado di rendere autonomi i nostri mezzi di trasporto. Lo dimostrano le recenti acquisizioni di startup dedicate all’autonomous driving come Vislab, spin-off dell’Università di Parma acquisita per 30 milioni di euro da Ambarella, e Cruise, startup appena acquisita da General Motors per ben un miliardo di dollari - ci racconta Marko durante la tappa modenese dello scouting tour della StartCup Emilia-Romagna - La nostra scommessa è rendere accessibili a tutti queste tecnologie ad un costo ridotto".

Così nell’HiPeRT Lab dell’Università di Modena e Reggio Emilia, fondato da Bertogna per lavorare su sistemi real-time ad alte prestazioni, sta nascendo Drive Box, il primo self-driving kit a basso costo, open source, energy efficient e facilmente installabile, che consente di integrare nel proprio veicolo le funzionalità di guida autonoma per situazioni semi strutturate come autostrada, coda o parcheggio. E se i dispositivi attualmente in commercio risultano poco predicibili, Drive Box promette un’elevata complessità di calcolo in real time. E tutto in una scheda di piccole dimensioni, dimenticando il bagagliaio pieno di server. Il progetto si avvale anche della collaborazione degli enti di ricerca e aziende partner del progetto europeo Hercules finanziato dal programma Horizon 2020 e coordinato dall'HiPeRT Lab.

Così se negli anni del boom economico lo status symbol era guidare un’auto, oggi la maggior parte delle persone sembrano desiderare di non guidare. E se si considera il tempo perso ogni giorno nel traffico o alla disperata ricerca di un parcheggio, il motivo per Bertogna e il suo team è presto spiegato. 

Nel futuro dell'architettura c’è un mondo in cui tutti saranno in grado di progettare la prop...

Due fratelli rendono l’architettura a portata di app e inesperti


Nel futuro dell'architettura c’è un mondo in cui tutti saranno in grado di progettare la propria casa. Basterà utilizzare un tablet o uno smartphone per disegnare muri, porte, finestre e inserire oggetti in maniera semplice e intuitiva. È la visione di Martin Fabrizio e Alessio Luciano Carianni, due fratelli di Modena che hanno reso la progettazione di case a portata di app e inesperti.

Cresciuti in una famiglia di architetti, tra progetti e cantieri, Martin e Alessio hanno iniziato presto a smanettare con i software di disegno tecnico. E a 12 anni Martin disegnava già per l’azienda di famiglia. Così a 22 ha creato il suo primo software per disegno tecnico bidimensionale, compatibile con autocad. Corredato di relativa app permette di disegnare anche tramite le dita.

Oggi i due fratelli formano una perfetta squadra che unisce alle competenze tecniche di Martin, ingegnere civile, quelle più creative di Alessio, che ha scelto di seguire la tradizione di famiglia laureandosi in architettura. E dalla loro visione è nato Arch Plan 3D, un software capace di rendere tutti noi degli architetti, designer e arredatori di qualità. “Vogliamo rendere la progettazione della propria casa facile come giocare ad un videogioco – ci svela Martin durante la tappa modenese dello scouting tour della StartCup Emilia-Romagna - Abbiamo in serbo algoritmi molto avanzati e una libreria di soluzioni progettuali che rendono Arch Plan 3D il primo social network della progettazione interattiva e del design 3D”.

In fase di beta test, la versione definitiva uscirà entro fine anno scaricabile da pc e App Store. E allora potremmo dirci tutti “architetti”. Perché la tecnologia rende il sapere alla portata di tutti.

Condivisione! Sembra essere questo il grido che sale dal basso in una Italia in cui negli ulti...

Ecco Tyqet, la piattaforma per condividere i biglietti degli autobus



Condivisione! Sembra essere questo il grido che sale dal basso in una Italia in cui negli ultimi due anni una persona su quattro ha fatto uso almeno una volta di servizi condivisi (dati Tns). E se il nostro Paese è sul podio della sharing economy – terzo dopo Turchia e Spagna secondo l'Università Cusano – questa volta il contributo alla nostra economia collaborativa arriva dalla calda terra del Marocco.

Youness Warhou viene da Fès, la più antica città imperiale, che ha lasciato all’età di 15 anni per raggiungere i suoi genitori trasferitisi in Italia per lavoro. Oggi ha 21 anni, vive a Reggio Emilia, studia ingegneria gestionale e lavora, come ha sempre fatto dall’età di 16 anni nelle pause estive. Otman Habcy invece è nato in Italia da genitori marocchini, oggi ha 20 anni e studia marketing e organizzazione d’impresa. Entrambi portano con sé quella cultura della condivisione e dell’accoglienza insita nel Dna della loro terra d’origine. “In Marocco aiutare il proprio vicino, accogliere lo straniero sono comportamenti che fanno parte della natura e dell’educazione di ognuno”, ci racconta Youness durante lo scouting tour della StartCup Emilia-Romagna.

Così diventa spontaneo per lui pensare a Tyqet, un'applicazione che permette ai viaggiatori urbani di scambiarsi i biglietti e sfruttarne il tempo residuo ricevendo in cambio il corrispettivo in denaro del valore restante. L’idea scatta a 19 anni durante i continui viaggi per lavoro tra Rubiera e Reggio Emilia. Lì Youness, rimanendo sempre con un biglietto sfruttato a metà, pensa: “Perché non trasformare un servizio pubblico in un bene comune a basso costo? Spostarsi oggi è diventato sempre più difficile, non solo perché il servizio dei trasposti non è sempre all’altezza delle aspettative, ma anche perché continuano ad aumentare i prezzi. In Italia ogni anno vengono venduti quasi 2 miliardi di biglietti urbani e di media non vengono utilizzati per il 50% del loro valore reale”. Così prende vita Tyqet, il servizio di Ticket Sharing che grazie ad un sistema di geolocalizzazione e ad una chat permette di individuare la persona che ha bisogno del biglietto. Presto attivo, il servizio sarà testato a Reggio Emilia per facilitare l'accesso a quello che per Youness e Otman dovrebbe essere un diritto di tutti.

Pubblicata la graduatoria dei progetti candidati alla competizione. I primi 40 progetti vengono ...

Pubblicata la graduatoria della StartCup Emilia Romagna 2016


Pubblicata la graduatoria dei progetti candidati alla competizione.
I primi 40 progetti vengono ammessi alla prima fase del percorso, denominata Tech-Meeting, che avrà luogo a Cesena nei giorni 27 e 28 giugno e a Reggio Emilia nei giorni 29 e 30 giugno.


Scarica la graduatoria (pdf)

“ Riprendiamoci il controllo della tecnologia per utilizzarla al servizio dell'individuo e d...

Tre makers danno vita alla prima super batteria ecocompatibile



Riprendiamoci il controllo della tecnologia per utilizzarla al servizio dell'individuo e della società!”.

Andrea Pavesi ha fatto sua la filosofia dei makers. Perché “una tecnologia innovativa deve dare strumenti per migliorare la qualità di vita delle persone, tenendo in considerazione gli aspetti sociali e le ricadute ambientali. Essere quindi sociale, favorendo le interazioni fra le persone, e pulita, cercando di minimizzare l'inquinamento prodotto durante il suo ciclo di vita”.

E così partendo dal “fai da te” - ma soprattutto dal “facciamo insieme”, motto degli gli artigiani digitali che stanno dando vita ad alla nuova rivoluzione industriale - Andrea Pavesi, ingegnere informatico trentacinquenne ha dato vita insieme ai suoi due colleghi di Reggio Emilia alla prima super batteria ecocompatibile. Incontriamo Andrea durante lo scouting tour della StartCup Emilia-Romagna e ci racconta che la sua intuizione è stata quella di mettere a frutto l’ingegnosità di Evgheni Munteanu, collega ventisettenne arrivato anni fa dalla Moldavia in Italia per laurearsi in Ingegneria dell’Automazione a Bologna, insieme alle competenze della trentatreenne napoletana Serena Fruttaldo esperta in ergonomia e fattori umani.

Così grazie alla mania di Evgheni di smontare e rimontare oggetti e componenti elettronici, giocando e sperimentando, hanno dato vita alla Bananalampa, una lampada scherzosamente a forma di banana ma seriamente alimentata da un supercondensatore controllato da un piccolo modulo elettronico che, diversamente da quanto accade con gli altri supercap, permette di ottenere un rilascio costante di energia, anche a basse temperature. E non finisce qui. Bananalampa si ricarica in 20 secondi e non più un’ora e mezza. E il ciclo vitale della sua batteria non è più di 2 anni ma di 10, in cui riesce a mantenere tutte le performance iniziali. Lo smaltimento finale? Ha un impatto di gran lunga minore rispetto a quello delle attuali batterie al litio che alimentano miliardi di smartphone e di cui non si sa ancora bene come liberarsi poiché altamente inquinanti.

Molte aziende stanno investendo sulla ricerca per sviluppare supercondensatori più performanti e compatti, ma nessuno aveva ancora pensato di utilizzarli per il mercato consumer. L’intuizione di Andrea, Evgheni e Serena apre nuove prospettive.

Sono 125 le candidature ricevute per la Start Cup Emilia-Romagna 2016, un gran bel risultato frut...

Ne resteranno 40: al via la selezione delle migliori idee d'impresa

Sono 125 le candidature ricevute per la Start Cup Emilia-Romagna 2016, un gran bel risultato frutto dell'intenso lavoro di scouting e di promozione portato avanti nel mese di maggio dal team di Aster e da tutti i partner dell'iniziativa.
Un buon risultato, anche in relazione agli esiti delle scorse edizioni: rispetto all'anno scorso, le candidature crescono di un secco 20%

I team dei progetti (117) e delle imprese (5) dell'edizione 2016 sono costituiti da un totale di 328 aspiranti imprenditori - 9 provenienti da fuori regione ed intenzionati a creare qui la loro impresa.

37 candidature hanno dichiarato un legame con l'Università e con il mondo della ricerca con l'Università di Modena che si classifica prima  per numero di progetti presentati, seguita da UniBo, UniFe e UniPr.

In relazione al settore, è l'ICT (app, piattaforme social, web) che registra più candidature per un totale di 72 progetti - oltre la metà di tutte quelle presentate, seguito da Industrial (15) e dalle Industrie Culturali e Creative (12).
Sono 66 infine i progetti che si candidano al premio speciale StartCAPP.

Adesso non resta che selezionare le migliori 40 ed iniziare a lavorare sodo - da giugno a settembre - per perfezionare il progetto d'impresa e prepararle alla finale che si terrà il 20 ottobre.