Le startup hanno bisogno di denaro, ma anche di garanzie. Lo sanno bene a Cofiter, uno dei principali Confidi italiani, che ha messo a di...

Dare fiducia agli imprenditori: Cofiter parte dalle startup

Le startup hanno bisogno di denaro, ma anche di garanzie. Lo sanno bene a Cofiter, uno dei principali Confidi italiani, che ha messo a disposizione della Start Cup il premio di 7mila euro a favore del primo classificato. “Vogliamo offrire un supporto di natura finanziaria nella fase di partenza” - specifica Marco Amelio, Presidente di Cofiter  - “l’obiettivo è quello di dare un valore aggiunto, offrendo alle startup quello di cui hanno bisogno nella fase di ingresso sul mercato”.
Per il secondo anno Confidi si allea con la business plan competition emiliano-romagnola, dimostrando un grande interesse per il settore delle imprese innovative promosse soprattutto da giovani.
“Noi di mestiere concediamo garanzie e quello che conta davvero è capire se la startup è sostenibile dal punto di vista economico” - continua Amelio - “per questo abbiamo messo a punto una serie di servizi come la consulenza alla redazione al business plan, documento necessario per ottenere un finanziamento. Inoltre, da un anno, possiamo erogare direttamente noi prestiti fino a 50mila euro alle imprese che ne hanno bisogno” - sottolinea. 
Per quanto riguarda l’Emilia-Romagna, anche Cofiter nota un bel movimento nel mondo delle startup, una vivacità che si traduce in opportunità interessanti agli occhi di chi lavora tutti i giorni con i neoimprenditori.
 “Le imprese in fase di startup sono quelle che hanno più bisogno di garanzie, ne hanno poche e non hanno una lunga storia alle spalle: noi possiamo garantire fino all’80% della linea di credito erogata dalla banca” -  spiega Amelio - “qui c’è un grande fermento, se consideriamo anche i contributi a fondo perduto della Regione ma, da certi punti di vista, siamo di fronte a un mercato chiuso”. 
Per quanto riguarda i settori, Cofiter non fa distinzioni ma ha adeguato da tempo le politiche relative ai servizi offerti. “Più che questo o quel settore, noi prediligiamo degli investimenti in funzione della crescita” dice il Presidente di Cofiter “sembra uno slogan ma non lo è: noi vogliamo aiutare chi fa ripartenza economica Gli imprenditori da soli non si rimettono a investire, sta a noi dar loro la fiducia necessaria”.


A Parma gli startupper del territorio vengono accompagnati, anche fisicamente, nello sviluppo del loro progetto. Tutto questo accade grazie...

Area S3, On/Off e UPI: a Parma il gioco di squadra fa crescere le start up

A Parma gli startupper del territorio vengono accompagnati, anche fisicamente, nello sviluppo del loro progetto. Tutto questo accade grazie alla rete attiva sul territorio composta dalla felice triangolazione tra lo sportello Area S3 di Aster ospitato al Tecnopolo, le attività delle Officine On/Off e l’impegno dell’Unione Parmense Industriali. 
Sono 2 le startup parmensi che accederanno alla fase finale della Start Cup: Golgi, che si propone di realizzare tessuti e organi artificiali in stampa 3D  e Mach3D che mira a produrre una macchina di prova universale con archiviazione di dati in cloud.
“Siamo ovviamente soddisfatti del risultato” ammette Piero Dioni che, in qualità di coordinatore del Fab Lab di Parma e del gruppo Hurricane Start Parma, lavora alle Officine On/Off  “stiamo cercando di consolidare un ecosistema sul nostro territorio che favorisca la nascita di startup qui, perché porterebbe sicuramente valore”.
Questo è il lavoro di un paio d’anni, quando Dioni e soci hanno deciso di spostare Hurricane da Reggio Emilia a Parma all’interno, appunto, delle Officine On/Off.
“Volevamo creare una community che si incontrasse in un ambiente informale davanti a una birra per parlare di startup” racconta il cofondatore della sede locale del format “da lì abbiamo organizzato degli eventi fino ad arrivare alla Startup Week”.

I progetti interessanti vengono letteralmente catturati dalla rete. “Noi delle Officine lavoriamo sull’idea e sulla fase di pre-startup, ci piace dire che facciamo anche alfabetizzazione su questo argomento, i progetti più strutturati passano ad Alain Marenghi dell’Area S3 di ASTER e le startup arrivano poi a Roberto Buratti dell’Unione Parmense Industriali”.
I premi messi in palio per la Start Cup infatti, tra postazioni di coworking, utilizzo di stampanti 3D e incontri con investitori e affiancamento di mentor sono più che altro immateriali ma per questo non meno appetibili. “Noi puntiamo molto sulla rete di relazioni, a nostro avviso un premio molto più concreto di un piccolo contributo in denaro” dice Dioni.
La rete di Parma è pronta a intercettare altri soggetti che abbiano voglia di scommettere su questo fermento. “Abbiamo il sostegno del Comune ma per fare la differenza abbiamo bisogno di aprirci ad altri attori, ora stiamo cercando di coinvolgere sempre di più” anticipa Dioni “noi ci stiamo impegnando molto: quando ci metti il cuore i risultati si vedono”.


Dopo giornate formative passate a elaborare una strategia vincente per il pitch, ora è tempo di lavorare sul business plan. I dieci team ch...

Bologna: TechDay alle Serre per mettere a punto il business plan

Dopo giornate formative passate a elaborare una strategia vincente per il pitch, ora è tempo di lavorare sul business plan. I dieci team che hanno superato la Tech Week si sono trovati oggi alle Serre dei Giardini di Bologna per lavorare sul documento che servirà alla giuria di esperti a valutare la bontà del progetto imprenditoriale.
Niccolò Sanarico (dPixel) è il coach che seguirà gli “startcupper” fino alla consegna definitiva del business plan prevista a settembre.
“Pitch e business plan sono due cose diverse” - spiega - “nel primo è importante far passare la visione del progetto alla giuria che troverete di fronte, ma in questo documento, la giuria tecnica vuole trovare le risposte concrete”. 
Dopo una panoramica di consigli pratici, Sanarico ha chiacchierato con i vari proponenti per sciogliere gli ultimi dubbi. “Fattibilità, sostenibilità, opportunità di investimento: sono questi i punti fondamentali del documento” - ricorda Niccolò - che offre un vademecum per il perfetto business plan. Eccolo qui:

  • usate schemi quando è possibile
  • seguite i macropunti del pitch
  • parlate subito del mercato e siate chiari nel dire cosa succederà nei prossimi tre anni 
  • non trascurate il team imprenditoriale: citate i fondatori ma anche i collaboratori che pensate di assumere. Queste ultime sono informazioni importanti per gli investitori.
Ora c’è tutto agosto per lavorare al business plan: sarà una lunga estate calda se si aspira al podio della Start Cup.

Selezionati i 10 i team d'impresa finalisti che accedono all'ultima fase della Start Cup Emilia-Romagna: TechDay , una giornat...

Da 20 a 10. Ecco i team che accedono alla fase finale della #StartCupER 2017


Selezionati i 10 i team d'impresa finalisti che accedono all'ultima fase della Start Cup Emilia-Romagna:
  • TechDay, una giornata di approfondimento sulla redazione dei business plan (prevista il 18 luglio alle Serre di ASTER) e seguita dall'affiancamento ai singoli team; 
  • TechGarage, l'evento finale dove i 10 finalisti si presenteranno alla platea che dovrà votare i vincitori.
Scarica la graduatoria

Con il pitch di ogni team, fresco di tutte informazioni acquisite di questa cinque giorni di formazione, anche la TechWeek venerdì scorso...

Qui c’è cultura d’impresa, parola di Gianluca Dettori


Con il pitch di ogni team, fresco di tutte informazioni acquisite di questa cinque giorni di formazione, anche la TechWeek venerdì scorso è stata archiviata. Strette di mano e in bocca al lupo per questi ragazzi che si giocano l’accesso alla prossima fase, quella in cui rimarranno in dieci in vista di conoscere i nomi dei vincitori il prossimo autunno.

Esprime grande soddisfazione per la qualità dei progetti ascoltati Gianluca Dettori, fondatore di dPixel e presidente di Primomiglio SGR, uno dei docenti in programma. “In questa fase il livello era piuttosto alto” dice “noi facciamo questo da dieci anni, ne abbiamo visti di progetti, e qui c’era gente con competenze tecniche, tecnologiche, persone che vengono dal mondo della ricerca ora sono alle prese con la descrizione del loro business. Ecco, in questo il livello mi è sembrato più alto della media”.
Le competenze tecniche da sole per fondare una startup di successo non bastano, lo sa bene Dettori. “Avere un’estrazione tecnologica forte è sicuramente importante ma molto spesso quello che manca è la mentalità dell’imprenditore” sottolinea. Tuttavia il contesto è molto cambiato rispetto al passato, nota chi vede ogni aspetto dell’ecosistema startup. “Lo dico spesso agli investitori che incontro: negli ultimi anni in Italia si è sviluppata una grande voglia di fare impresa” evidenzia l’esperto “considerando le condizioni in cui si trova l’Italia, pensare che 20-30mila ragazzi si stanno arrovellando su questo è un miracolo”. L’Emilia-Romagna poi dall’osservatorio di Dettori è un territorio privilegiato. “Si vede che qui l’imprenditorialità è nel dna, è un fatto anche culturale”. “Lo dimostrano anche questi ragazzi” aggiunge Dettori “vorrei avere la loro età e la loro competenza perché il mondo è pieno di sfide sempre più complicate che oggi come oggi possono risolversi solo con la tecnologia”.

Tutt’altro che giovani perduti secondo il presidente di una società di venture capital, anzi. “Abbiamo di fronte una generazione che è stata forzata a inventarsi un lavoro: questo è anche stimolante perché da un problema nascono anche opportunità” spiega “lo racconto agli investitori: l’Italia è un posto splendido dove investire, c’è una grande patrimonio alimentato proprio dal fatto che non c’è lavoro”. Secondo l’esperto di startup però qualcuno se ne deve ancora accorgere. “Tanto è stato fatto negli ultimi anni con le università, gli incubatori, gli enti pubblici e anche la politica ma forse non c’è attenzione sufficiente da parte della classe dirigente di questo paese: abbiamo una policy sulle startup che è una delle migliori in Europa ma manca chi investe”. “Siamo una nazione che purtroppo vive ancora di imprese nate negli anni ’50, ’60 e ’70” specifica e auspica “siamo di fronte a nuova forma di impresa che va aiutata perché negli anni a venire sarà questa che farà girare l’occupazione”.

Sarà un’intensa settimana di formazione quella che comincia oggi a Bologna, nella sede di Tim #WCap Accelerator:  venti team che hanno supe...

Con il Demolition Day è iniziata la TeckWeek

Sarà un’intensa settimana di formazione quella che comincia oggi a Bologna, nella sede di Tim #WCap Accelerator: venti team che hanno superato la prima fase della Start Cup ER. Fino a venerdì prossimo la TechWeek sarà l’occasione per migliorare ancora di più il pitch con l’obiettivo finale, non solo di vincere la business plan competition, ma anche di diventare sempre più attraenti alle orecchie (e al portafoglio) di potenziali investitori: “Oggi vi dirò quello che nessuno vi direbbe mai, come se fossi un vero amico.  Il motto della giornata è: quello che non uccide fortifica”-  con queste parole Gianluca Dettori, fondatore di dPixel e presidente di Primomiglio SGR, ha accolto i team. 
Oggi è il giorno della “demolizione” dell’idea attraverso il pitch preparato per arrivare fino qui, con Dettori appunto che consiglia di non usare le slide per spiegare tutto, ma di “trattare i temi che interessano veramente un investitore che ascolta un migliaio di idee in un anno. Domani si passa al mercato e alla strategia commerciale con Franco Gonella di Primomiglio SGR, mentre mercoledì si metterà mano alla pianificazione economica e finanziaria nel business plan, con Antonio Concolino, sempre di Primomiglio. Giovedì si parlerà di fundraising e di come intercettare gli investitori con Niccolò Sanarico di dPixel, per concludere venerdì pomeriggio con un pitch nuovo di zecca di fronte a Sanarico, Antonello Bartiromo e Andrea Censoni anche loro di dPixel.
Sarà proprio l’ultimo pitch uno degli elementi chiave per accedere alla fase finale, quella dei dieci che si contenderanno il podio della Start Cup. 
Durante la settimana i team potranno godere anche di consulenze individuali per fugare i dubbi che nascono in corso d’opera. La prossima settimana si conosceranno già i nomi dei progetti che passeranno il “turno”: per loro sarà un’estate impegnativa, alle prese con numeri, strategie e slide efficaci in vista del Tech Garage, la grande finale di ottobre. 


Pubblichiamo la graduatoria dei 20 progetti ammessi alla Tech Week 2017. Complimenti ai team che hanno superato con successo la prim...

Da 40 a 20. Ecco i team che accedono alla fase 2 della #StartCupER 2017


Pubblichiamo la graduatoria dei 20 progetti ammessi alla Tech Week 2017.

Complimenti ai team che hanno superato con successo la prima fase della Start Cup Emilia-Romagna 2017.

Nel contempo esortiamo i team che non sono stati ammessi al Tech Week a continuare a lavorare con impegno e passione sul proprio progetto. Siamo certi che il lavoro fin qui svolto con i nostri esperti vi sarà utile per migliorare il vostro progetto d'impresa.

Il nome scelto per questo progetto viene dal primo premio Nobel italiano, che si aggiudicò, all’inizio del secolo scorso, il prestigioso ric...

La rivoluzione di Golgi: la bioprinter che stampa tessuti biologici in 3D


Il nome scelto per questo progetto viene dal primo premio Nobel italiano, che si aggiudicò, all’inizio del secolo scorso, il prestigioso riconoscimento per la medicina. Golgi (cognome di Camillo) è la startup fondata da Riccardo Della Ragione, Valentina Menozzi e Alice Michelangeli, tre giovanissimi ricercatori provenienti dall’Università di Parma che si pone come obiettivo quello di realizzare tessuti e organi artificiali da utilizzare in campo far
macologico, cosmetico e medico, grazie alla speciale stampante 3D di loro invenzione. 
“Si chiama bio-printer questa macchina capace di stampare, partendo da un disegno 3D, un organo o un tessuto artificiale utilizzando come inchiostro di stampa le cellule del paziente che ha bisogno di un trapianto, eliminando così i problemi di rigetto” - spiega il biotecnologo Riccardo Della Ragione - “a differenza di ciò che esiste già, noi siamo in grado di realizzare tessuti cellularizzati di grandi dimensioni e con struttura complessa riproducendo l’ambiente in cui le cellule normalmente vivono nel nostro organismo”.
“In questo modo generiamo modelli sperimentali con maggiore predittività rispetto a quelli finora disponibili, senza dover far ricorso, tra l’altro, alla sperimentazione animale” - aggiunge “semplificando possiamo dire che Golgi è una macchina che realizza organi e tessuti umani per la ricerca”.
Ma Golgi non è l’unico progetto presentato alla Start Cup da Riccardo Della Ragione. “Grazie alla nostra bioprinter è nato G-Pharm: in questo caso la macchina, partendo dal sangue del paziente lavorato mediante la stampa 3D, realizza un medicamento innovativo, utile per la cura delle ferite di difficile guarigione. Questo dimostra quanto la bioprinter sia malleabile di fronte alle esigenze del paziente”. “Cosa mi aspetto dalla Start Cup? Giornate di duro lavoro per cercare il migliore modello di business adatto alla nostra innovazione” dice della Ragione “inoltre grazie a questa opportunità speriamo di trovare partner commerciali e di consolidare i nostri brevetti”.