Tomapaint , startup tra le tre finaliste che hanno partecipato per l'Emilia-Romagna al PNI di Verona, ha vinto il  Premio Speciale di ...

Tomapaint vince il premio speciale Matheria al PNI

Tomapaint, startup tra le tre finaliste che hanno partecipato per l'Emilia-Romagna al PNI di Verona, ha vinto il Premio Speciale di 15mila euro, anche in forma di servizi, messo a disposizione da Principia Sgr.

La 16* edizione del Premio Nazionale per l’Innovazione ospitata quest’anno dall’Universita’ di Verona in partnership con la Camera di commercio ha visto la partecipazione di 2.388 neoimprenditori provenienti dalle15 competizioni regionali affiliate, che coinvolgono 47 universita’ e incubatori per un totale di 797 idee d’impresa e 315 business plan presentati. 

I vincitori sono stati selezionati tra le 59 startup finaliste da una qualificata Giuria composta di esponenti del mondo dell’impresa, della ricerca universitaria e del venture capital, sulla base di criteri come originalita’ dell’idea imprenditoriale, realizzabilita’ tecnica, interesse per gli investitori, adeguatezza delle competenze del team, attrattivita’ per il mercato. 

1 milione di euro il montepremi complessivamente erogato: oltre 400.000 euro in denaro piu’ di 600.000 in servizi, offerti dagli Atenei e dagli incubatori soci di PniCube e dal vasto ecosistema di supporto all’innovazione imprenditoriale che PniCube ha saputo costruire negli anni.

La prossima settimana si terrà la sedicesima edizione del Premio Nazionale per l’Innovazione , la più importante e capillare business plan...

PNI 2018: destinazione Verona per i nostri finalisti


La prossima settimana si terrà la sedicesima edizione del Premio Nazionale per l’Innovazione, la più importante e capillare business plan competition d’Italia, promossa dall’Associazione Italiana degli Incubatori Universitari - PNICube, organizzata in collaborazione con l’Università degli Studi di Verona con la partnership della Camera di commercio di Verona, e sarà eccezionalmente ospitata da Job&Orienta, la più grande fiera italiana dedicata a lavoro, orientamento e formazione.

Ad affrontare la prova finale, per la regione Emilia-Romagna, saranno i tre finalisti della Start Cup 2018: Hype Biotechnologies, Tomapaint e A.G.MA

“Destinazione Impresa 4.0” è il titolo prescelto per la due giorni che – incentrata su imprenditoria, lavoro e innovazione, con un focus specifico su digitalizzazione e “Piano Impresa 4.0” del Mise – si pone, tra gli obiettivi, quello di stimolare le famiglie e i giovani partecipanti a JOB&Orienta ad avvicinarsi al mondo delle startup innovative, degli spinoff, degli incubatori e, più in generale, all'Università e ai possibili sbocchi lavorativi che permettano di mettere a frutto le competenze acquisite.

Una scelta improntata alla condivisione e alla “contaminazione” che ha portato a rivedere il format dell’evento e a scegliere modalità e strumenti nuovi per il racconto delle idee di impresa degli startupper. Per la prima volta, infatti, i pitch si terranno in un’Agorà altamente tecnologica, con speed-date dinamici tra partecipanti e valutatori. Al centro dell’Agorà figure di spicco del mondo dell’innovazione si alterneranno nella proposta di spunti di riflessione e riletture “creative” del contesto competitivo attuale. 

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In attesa del PNI, il Premio Nazionale dell'Innovazione di Verona riviviamo le emozioni della Start Cup Emilia-Romagna 2018.

Ecco il video della finale Start Cup 2018

In attesa del PNI, il Premio Nazionale dell'Innovazione di Verona riviviamo le emozioni della Start Cup Emilia-Romagna 2018.






Alla competizione per idee innovative d’impresa, promossa e coordinata da Aster, sono stati premiati anche i progetti TomaPaint, che produc...

Start Cup 2018 vince HYPE Biotechnologies

Alla competizione per idee innovative d’impresa, promossa e coordinata da Aster, sono stati premiati anche i progetti TomaPaint, che produce bio-vernici dalle bucce di pomodoro, e A.G.MA., che sviluppa nuovi prodotti nel settore cementizio


Quando è stato annunciato il loro nome Francesco AlabisoLuca Dall'Olio e Francesco Neri hanno avuto un attimo di incertezza prima di salire sul palco. I tre giovani biotecnologi (età media 23 anni), founder di HYPE Biotechnologies, non si aspettavano di aggiudicarsi la vittoria della diciottesima edizione della Start Cup Emilia-Romagna.

La startup che intende sviluppare e commercializzare un modello per produrre farmaci biotech meno costoso con un innovativo processo di ingegnerizzazione genetica della cellula, è l’idea che ha maggiormente convinto la giuria riunita all’Opificio Golinelli per la finale della business plan competition.

Altrettanto felici per l’inaspettata vittoria i founder delle startup TomaPaint e A.G.MA, classificatesi rispettivamente al secondo e al terzo posto. TomaPaint di Angela Montanari, Marco Bertolini e Stefano Chiesa produce una bioresina estratta dalle bucce di pomodoro per realizzare vernici per il rivestimento delle scatole metalliche degli alimenti mentre con A.G.MA Alfredo Notarmaso, Lorenzo Sambo e Luca Barckhausen hanno formulato una nuova “ricetta” per produrre il geopolimero, un cemento non cemento ignifugo e isolante, in modo sostenibile dal punto di vista economico e ambientale. Al primo classificato sono andati 7.000 euro, messi a disposizione da Cofiter S.C, al secondo 5.000 euro messi a disposizione da Iren e al terzo 4.000 euro messi a disposizione Emilbanca.

Ora il prossimo appuntamento che gli startupper dovranno segnarsi in agenda è il 30 novembre per il PNI - Premio Nazionaledell’Innovazione 2018 che si terrà a Verona. TomaPaint e A.G.MA inoltre hanno già in calendario una data fissata da tempo: sono infatti due delle tre startup che voleranno a Edimburgo per il Grand Final del Climate Launchpad, la business plan competition internazionale per idee green che mirano a ridurre l’impatto ambientale. 

Non sono saliti sul podio ma sono stati scelti da Manager Italia Emilia-Romagna promotori del miglior progetto Costanza Gagliano, Nicole Traini e Mauro Fizzoni founder di MammaBlock. A loro un assegno di 5mila euro e sei mesi di consulenza offerta per mettere a punto la startup.

Novità di quest’anno è stata la possibilità per i tre finalisti del settore Life Science (Braimage, Bio Bloom Cosmetics, Hype Biotechnologies) di presentare le proprie innovazioni all’interno dell’Italian Healthcare Venture Forum 2018 Bootcamp (11 ottobre 2018) organizzato all’interno del Meet in Italy for Life Sciences, il principale appuntamento nazionale di matchmaking e di aggiornamento nell’ambito delle Scienze della Vita, che quest'anno si svolge a Bologna a cura di ASTER.



Una bio-vernice innovativa ma antica per gli imballaggi metallici per alimenti ricavata dai sottoprodotti industriali della lavorazione del ...

Focus finalisti/Tomapaint

Una bio-vernice innovativa ma antica per gli imballaggi metallici per alimenti ricavata dai sottoprodotti industriali della lavorazione del pomodoro

La storia di Tomapaint comincia in un vecchio documento seppellito tra le scartoffie di un centro di ricerca. Durante il periodo fascista alla Stazione Sperimentale per l’Industria delle Conserve Alimentari (SSICA) si era cominciato a studiare il modo di produrre la vernice con le bucce di pomodoro anziché con il petrolio, che all’epoca non si poteva importare a causa dell’autarchia. Founder della startup che estrae e produce la bioresina dallo strato protettivo dell’ortaggio chiamato cutina sono Angela Montanari, responsabile del Reparto imballaggi della SSICA, Stefano Chiesa, tecnico di impianti energetici e imprenditore agricolo e Marco Bertolini, laurea in economia e esperto di progettazione europea. 
Partecipiamo alla Start Cup per passare alla fase industriale vera e propria” dice Marco “abbiamo brevettato questo processo che abbiamo testato su impianto pilota di nostra proprietà a Canneto sull'Oglio, in provincia di Mantova”. “Non tutti sanno che i barattoli dei pomodori o dei piselli che compriamo al supermercato sono protetti internamente e esternamente da un vernice che attualmente è sintetica che comporta potenziali problemi di contaminazione” illustra lo startupper “noi siamo in grado di fornire un prodotto senza bisfenolo A, componente già drasticamente ridotta dalla Comunità Europea nell’uso alimentare”. 

L’innovazione di Tomapaint, inoltre, mette a punto un sistema di economia circolare particolarmente virtuoso. “L’azienda di Stefano usava già gli scarti del pomodoro per ricavare biogas” spiega Marco “grazie a una ricerca condotta nell’ambito di un progetto europeo abbiamo scoperto che l’estrazione della bioresina da destinare alla vernice dei barattoli non è in conflitto con la produzione di biogas, anzi: le bucce esauste rendono ancora di più ai fini energetici”
I clienti di Tomapaint sono i produttori di vernici ma gli scenari da esplorare andrebbero oltre al settore degli imballaggi metallici dei barattoli dato che, evidenziano i tre founder, il mercato delle resine a livello mondiale vale due miliardi di euro. “Grazie alla Start Cup abbiamo fatto un'analisi di mercato più approfondita e una customer discovery che ci ha portato a coinvolgere gli stakeholder ovvero le industrie che fanno conserve, ad esempio” racconta Marco “anche se non sono direttamente nostri clienti potrebbero avere voce in capitolo nel momento in cui i consumatori da un prodotto biologico si aspettano determinati requisiti di sicurezza e sostenibilità. E la vernice con cui è rivestito il barattolo potrebbe essere uno di questi”.



Una turbina eolica innovativa per imbarcazioni che alimenta le batterie a bordo anche con venti e brezze molto deboli. Una turbina ...

Focus finalisti/DPA Wind Turbines

Una turbina eolica innovativa per imbarcazioni che alimenta le batterie a bordo anche con venti e brezze molto deboli.



Una turbina che per generare energia riesce a catturare anche quella brezza leggera che di solito non produce altro che una sensazione piacevole. È l’idea di Agnese Paci e Andrea Delvecchio che, da appassionati velisti quali sono, con il progetto dpA hanno trovato il modo di sfruttare quel venticello per alimentare il parco batterie presente in barca a vela.
 Oltre alla passione ci sono gli studi e l’esperienza: Agnese, 29 anni di Ravenna, è ingegnere civile da sempre nel settore della nautica mentre Andrea, 40 anni cesenate, è ingegnere elettronico e lavora come commerciale nello stesso ambiente marittimo. “Ad oggi esistono due tipi di turbine vendute singolarmente: una da sola non genera abbastanza energia, l'altra si genera solo con venti forti” spiega Agnese “unendo le due tecnologie si riesce a creare una turbina che, con venti molto deboli, crea una quantità di energia che consente di spegnere il motore, garantendo ovviamente un risparmio”. 
dpA nasce dall’osservazione diretta e dalla conoscenza del settore. “L’integrazione è studiata ingegneristicamente e aerodinamicamente per far sì che le due turbine non si disturbino l’una con l’altra” specifica Agnese “quello delle barche a vela sarà il nostro primo mercato perché è quello che conosciamo meglio ma il nostro prodotto può essere allargato ad altri sistemi come le abitazioni o l’illuminazione pubblica, per esempio, che potrebbero sfruttare quei venti deboli che per la maggior parte del tempo soffiano sul nostro territorio”. 
I prossimi passi dei due ingegneri (coppia anche nella vita) Andrea e Agnese, i quali hanno già depositato la domanda di brevetto, saranno perfezionare gli studi tecnici, costruire il prototipo e andare avanti con i test per avere il prodotto finale pronto entro la prossima estate. 
Il progetto dpA non è stato particolarmente stravolto durante il percorso della Start Cup ma è cresciuto sulle aspettative di mercato. “Abbiamo capito che potevamo puntare anche al mercato europeo, non solo quello italiano” dice Agnese “in questi mesi, oltre ad aver appreso conoscenze sul piano economico-finanziario e ad avere conosciuto molte persone, abbiamo capito come proporci e qual è il metodo per una buona presentazione”. 
Legittimo chiedere che cosa nasconda l’acronimo dpA. “È un’idea che è venuta a me” sorride Agnese “la A è l’iniziale dei nostri nomi mentre la d e la p sono le iniziali dei nostri cognomi e, visto che è lo stesso carattere ribaltato, graficamente stanno bene”.



Un cemento sostenibile realizzato con gli scarti delle centrali a elettriche a carbone: economia circolare e attenzione all'ambiente. ...

Focus finalisti/AGMA

Un cemento sostenibile realizzato con gli scarti delle centrali a elettriche a carbone: economia circolare e attenzione all'ambiente.




Un cemento non cemento sostenibile sia dal punto di vista ambientale sia economico. Durante gli studi per la tesi di laurea di Scienze per la conservazione dei beni culturali a Parma, Alfredo Notarmaso si è accorto che si potevano apportare alcune innovazioni al materiale su cui stava facendo ricerca, il geopolimero.
Per dare forma a quella che era solo un’idea, Alfredo ha coinvolto il collega Lorenzo Sambo e Luca Barckhausen, il commerciale del team, e si è candidato alla Start Cup con il progetto A.G.MA., un acronimo che sta per Advanced Geopolimeric Materials
Il geopolimero ha le stesse caratteristiche fisiche e meccaniche del cemento portland ma non è composto degli stessi materiali” racconta Alfredo “noi abbiamo inventato una nuova ricetta per produrlo che da un lato sfrutta un principio di economia circolare e dall’altra è molto meno impattante per l’ambiente”. 
Una ricetta piuttosto vantaggiosa da tanti punti di vista. “Utilizzeremmo gli scarti delle centrali elettriche a carbone, quelle che vengono chiamate flying ashes, “ceneri volanti”, una polvere che attualmente viene impiegata come additivo ai cementi comuni per garantirne l’idraulicità” spiega Alfredo “inoltre il nostro geopolimero viene preparato a temperatura ambiente riducendo in maniera sensibile le emissioni di co2”. 
L’utilizzo che ne proporrebbero i ragazzi di A.G.MA. non è strutturale ma sarebbe rivolto al mondo dell’edilizia industriale e civile. “Da noi questo materiale è ancora oggetto di studio ma le applicazioni sono tante” sottolinea lo startupper “una delle caratteristiche principali di questo materiale è quello di essere ignifugo e isolante: noi proponiamo un pannello di schiuma di geopolimero ma stiamo lavorando anche a un intonaco per interni e esterni e a un cemento pavimentale resinoso”. 
Stando alla roadmap, i ragazzi sono nella fase di sviluppo tecnologico. “Stiamo sperimentando la resistenza al fuoco, all’invecchiamento e stiamo ultimando le prove meccaniche” dice Alfredo “vorremmo essere pronti con il prodotto per il 2019”. Grazie alla Start Cup, Alfredo sente che lo sguardo da ricercatore si è fatto più smaliziato. “Ora mi metto nei panni del cliente o del competitor” confessa Alfredo che sta cominciando a calarsi nei panni dell’imprenditore “amo fare ricerca e spero di continuare”. “Quando ci siamo iscritti non credevamo di arrivare tra i primi 10” aggiunge “inoltre siamo stati selezionati anche alla competizione internazionale Climate Launchpaddi Climate KIC Questo sì che per noi è un bell’incentivo ad andare avanti”.



Lo studio del proprio profilo di bellezza per una beauty routine personalizzata consegnata a casa in un box. Il bombardamento di ...

Focus finalisti/BioBloom Cosmetics

Lo studio del proprio profilo di bellezza per una beauty routine personalizzata consegnata a casa in un box.




Il bombardamento di informazioni a cui siamo sottoposti ogni giorno, ci può anche far diventare consumatori consapevoli. Se in certi settori, come l’alimentazione e l’abbigliamento, è più semplice trovare prodotti che rispondano a determinati requisiti di qualità, tracciabilità e provenienza, il discorso cambia quando si parla di cosmetica biologica e naturale. BioBloom Cosmetics si rivolge proprio a questa nicchia di mercato: si tratta di un servizio personalizzato di beauty routine recapitato direttamente a casa in una “box” che contiene una serie di prodotti adatti alle esigenze di ciascuno.

Si compila il profilo di bellezza sul nostro sito: il nostro biochimico lo analizzerà e selezionerà i migliori cosmetici per quel profilo” spiega la founder di BioBloom Amanda Whitmoredopo aver visto un video sui rischi per la salute del piombo, dei metalli e dei parabeni contenuti nei cosmetici che usavo, ho buttato via tutto e mi sono messa a cercare prodotti per il corpo, per i capelli e per il makeup bio e naturali. Mi sono accorta di quanto tempo ci volesse per trovarne di efficaci”. 

L’idea è nata quindi da una necessità di Amanda che, attenta al settore, guardava a quello che succedeva all’estero. “In America funzionano tantissimo le “beauty box”, ho cominciato a pensare a un servizio simile, rivolto a persone che come me erano disposte a spendere pur di usare certi prodotti”. Amanda ha condiviso da subito l’idea con la compagna di università Iryna Levytska mentre Matteo Mongiorgi è arrivato su suggerimento di un professore comune alla facoltà di Scienze Aziendali. Il biochimico Francesco Aiello invece si è unito alla compagine attraverso lo Startup Day


Per ora ci rivolgiamo alle donne ma presto ci allargheremo agli uomini” aggiunge Matteo “stiamo validando il prodotto attraverso sondaggi e focus group perché è fondamentale ascoltare cosa vuole il nostro target”. 
L’attività di scouting è uno dei punti di forza di BioBloom. “Siamo alla ricerca di brand di nicchia e molto specializzati che rappresentano l’eccellenza nel settore” specificano “nel futuro tuttavia ci piacerebbe creare una nostra linea di cosmetici”. 
Il team sta lavorando al perfezionamento del servizio e delle varie soluzioni inviate nella “box”. Per farlo, dicono, sono stati molto utili i feedback ricevuti durante il percorso della StartCup. “Siamo molto soddisfatti soprattutto del network e del confronto con gli altri startupper” dicono “anche se con business diversi, avevamo tutti problematiche comuni”. 

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