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  Oggi la cerimonia di consegna da parte di Mattarella del Premio dei Premi per l'Innovazione. Per la categoria "Innovazione Univer...

Agromateriae premiata da Sergio Mattarella

 

Oggi la cerimonia di consegna da parte di Mattarella del Premio dei Premi per l'Innovazione. Per la categoria "Innovazione Universitaria e della Ricerca Pubblica" riceveranno il riconoscimento il vincitore di IMSA 2020 e i 4 vincitori del PNI 2020, tra cui la startup Agromateriae.

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Innovare per migliorare

Il Premio nazionale per l’Innovazione, denominato “Premio dei Premi”, è istituito dalla
Presidenza del Consiglio dei Ministri su concessione del Presidente della Repubblica che lo conferisce annualmente, a imprese industriali e di servizi, banche, pubbliche amministrazioni, studi di design e start up accademiche che abbiano realizzato innovazioni rilevanti di prodotto o di processo.

L’11 dicembre l’ambito riconoscimento sarà consegnato ai vincitori, nel corso di una cerimonia a distanza, dal Capo dello Stato, Sergio Mattarella, alla presenza della Ministra per la Pubblica Amministrazione, Fabiana Dadone, della Ministra per l’Innovazione tecnologica e Digitalizzazione, Paola Pisano e del Presidente della Fondazione COTEC, Luigi Nicolais.

Promosso da ABI, ADI, Confcommercio, Confindustria, PNICube con il coordinamento della Fondazione COTEC e la partecipazione del Dipartimento della Funzione pubblica, il “Premio dei Premi” è attribuito alla Giornata nazionale dell’Innovazione allo scopo di sottolineare l’importanza della ricerca e dell'innovazione e della loro applicazione in ogni forma e intensità.

Obiettivo della Presidenza della Repubblica, del Consiglio dei ministri e degli enti organizzatori è diffondere attraverso iniziative destinate a durare nel tempo la cultura dell’impegno creativo, dell'innovazione e del miglioramento continuo, come pratica allargata e fattore di successo in tutti i possibili campi di attività pubblici e privati, anche per questo più attrattivi in particolare rispetto ai giovani.

La Cerimonia sarà visibile online a partire dalle ore 13.30 sul sito www.cotec.it

È una startup dell ‘Università di Modena e Reggio ad aggiudicarsi la Coppa dei Campioni PNI. Prima nella categoria Cleantech&Energy, Agr...

AgroMateriae vince il PNI - Premio Nazionale per l'Innovazione



È una startup dell ‘Università di Modena e Reggio ad aggiudicarsi la Coppa dei Campioni PNI. Prima nella categoria Cleantech&Energy, AgroMateriae porta a casa non solo un assegno da 25 mila euro ma un riconoscimento prestigioso nel panorama dell’innovazione italiana.

Per la Start Cup Emilia-Romagna è stata un’edizione dalle grandi soddisfazioni: su cinque startup arrivate al PNI, ben quattro sono approdate alla finale.

Oltre ad AgroMateriae, JEM Tech si aggiudica il premio speciale EIT Health InnoStars che si traduce nella possibilità per la startup ai partecipare al primo bootcamp degli InnoStars Awards 2021, un programma di incubazione d’impresa dedicato ai team provenienti dall’Italia, Portogallo, Polonia e Ungheria.

«Siamo increduli, è un risultato al di sopra di ogni aspettativa» dichiara Alessandro Nanni di AgroMateriae «per noi ogni traguardo è un nuovo inizio».

«La startup affronta il problema strutturale della plastica e lo fa in modo corretto» spiega Enrico Pochettino di Iren Spa a cui spetta l’onore di premiare il team «hanno un prodotto già sviluppato, hanno già un partner industriale, quindi vuol dire che sono già usciti dal laboratorio e sono concentrati sul recupero degli scarti vitivinicoli ma hanno già in programma di utilizzare altri settori del settore agricolo nel rispetto dell’economia circolare. Inoltre hanno un buon team: questo è il segreto per essere pronti ad aggredire il mercato».

La finale del Premio Nazionale per l’Innovazione è stata anche l’occasione di fare il punto della situazione sul territorio.

«La transizione verso un mondo sostenibile richiede un investimento in ricerca e innovazione perché è qui che si trovano le risposte per la ripartenza» ha detto il rettore dell’Università di Bologna Francesco Ubertini «la situazione che stiamo vivendo ci ha mostrato la necessità di riconvertirsi e di sfruttare il momento di crisi per anticipare il futuro».

 

«C’è chi dice, parafrasando il titolo di un film, che L’Italia non è un paese per startup» continua Alessandro Grandi, presidente di PNICube «il PNI 2020 contribuisce a confutare questa affermazione apodittica o quanto meno induce ad avere ottimismo. Con 65 finalisti abbiamo avuto un picco nella storia del premio ma oltre alla quantità abbiamo notato una crescita forte nella qualità dei progetti presentati». «Le nuove imprese devono essere considerate gli agenti principali del cambiamento del nostro sistema industriale e il potenziale va individuato proprio nel mondo della ricerca» aggiunge «sono andati molto bene anche gli incontri del business match tra investitori, corporate e startup: ora sarà il mercato a decidere le vere vincitrici di questa edizione».

«La società della conoscenza è il primo pilastro della crescita sostenibile in Emilia-Romagna» ha sottolineato il presidente della Regione Stefano Bonaccini «abbiamo il numero più alto di startup per quota pro-capite, dobbiamo sostenere queste realtà e lo faremo nella prossima programmazione europea 2021-2027 oltre che nel Patto per il lavoro e per il clima che andremo a sottoscrivere nei prossimi giorni con tutte le parti sociali. Ci prendiamo un impegno che arriva al 2030, che supera quindi la durata della legislatura».

«La nostra missione è quella di guardare alle nuove generazioni» interviene il presidente della Camera di Commercio di Bologna Valerio Veronesi «come numero di startup generate siamo secondi solo a Milano. Noi abbiamo bisogno di imprenditori perché sono loro che fanno crescere un territorio. Fare impresa è uno stile di vita che purtroppo non si insegna a scuola e nelle università, è una questione di resistenza ed si tratta di un percorso di intelligenza e di relazioni ma chi ha delle buone idee non ha paura di niente».



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Il PNI è alle porte e i team selezionati alla Start Cup Emilia-Romagna si stanno preparando per affrontare la prova.

Verso il PNI 2020


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  Un ecosistema che funziona si nutre di scambi reciproci per favorire la crescita di tutti i soggetti coinvolti.

Intervista a Pochettino, Head of Innovation IREN

 



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PNI 2020 - In diretta da Bologna

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Per poter supportare l’edizione 2020 della Start Cup Emilia-Romagna, i cinque Ordini degli ingegneri delle province di Bologna, di Modena, d...

Gli ingegneri e l'innovazione: intervista a Vincenzo Tizzani

Per poter supportare l’edizione 2020 della Start Cup Emilia-Romagna, i cinque Ordini degli ingegneri delle province di Bologna, di Modena, di Reggio Emilia, di Parma e di Piacenza hanno deciso di costituire una ATI. «Gli ordini professionali stanno cambiando pelle» ci dice Vincenzo Tizzani, consigliere dell’Ordine degli Ingegneri di Bologna «partecipare a un’iniziativa di questo tipo diventa una porta d’accesso privilegiata per entrare nel mondo delle startup che nascono dal mondo della ricerca».

Tizzani, cosa vi ha spinto a sostenere la Start Cup Emilia-Romagna?

Le rapide evoluzioni della tecnologia stanno cambiando il mondo con altrettanta velocità verso una digitalizzazione sempre più diffusa. Dare il nostro contributo ci sembrava una buona occasione per entrare in contatto, guidati da un ente come ART-ER, con aspiranti imprenditori provenienti da università e centri di ricerca. A nostro avviso, è questo il contesto in cui gli ingegneri devono muoversi. Per noi significa «metterci in gioco con le migliori squadre in campo», usando una metafora sportiva. Inoltre si tratta della prima volta che un Ordine Ingegneri supporta una competizione tra startup: per noi questo vuol dire stare al passo con i tempi. Quest’anno, causa Covid, oltre a partecipare al comitato di valutazione il nostro impegno è stato di natura economica ma nel futuro ci piacerebbe coinvolgere maggiormente anche gli iscritti all’Ordine.

La pandemia ha accelerato alcuni processi necessari ma che tardavano a trovare la loro attuazione concreta. Come immaginate il ruolo dell’ingegnere di un futuro che è già presente?

Per loro natura gli ingegneri sono in una posizione ideale per favorire l’innovazione perché da un lato sono competenti in materia di tecnologia, dall’altra collaborano già con le aziende. Possono quindi diventare un tramite tra gli enti di ricerca e le università da un lato e le realtà che hanno necessità di sfruttare le innovazioni di natura tecnologica dall’altro. Siamo in una fase storica in cui non è più sufficiente cambiare un prodotto per ottenere migliori performance: è necessario intervenire sull'intero processo e sulla filiera. L’ingegnere possiede una visione d’insieme e gli elementi per fornire soluzioni. Per questo motivo il suo ruolo diventa fondamentale, specialmente ora che il mondo del lavoro sta cambiando a causa della pandemia. Lo spiego con un esempio. Gli ingredienti sul tavolo sono sempre gli stessi ma il risultato dipende da chi li cucina. L’ingegnere è come uno chef stellato in grado di elaborare un piatto unico con gli ingredienti disponibili. È il modo in cui mette insieme gli elementi con metodo e competenza a fare la differenza.

Venendo alla StartCup, come giudicate le startup che hanno partecipato a questa edizione?

Sono rimasto molto impressionato dalla qualità dei progetti. Ho avuto modo di vedere come gli startupper hanno proposto idee innovative volte a migliorare i loro contesti di riferimento e lo hanno potuto fare perché hanno speso gran parte della loro vita professionale in quel mondo che hanno deciso di migliorare. In questi progetti c’è una grande padronanza della tecnologia: questo è possibile perché c’è una solida preparazione alla base. Le attività formative e di mentoring previsti dal percorso della Start Cup, inoltre, forniscono ai team le competenze mancanti: questo è un ottimo modo per permettere alle startup di camminare sulle proprie gambe.

Che consiglio vi sentite di dare ai team che hanno sfilato davanti a voi con le loro idee?

Di tenere sempre gli occhi aperti sugli avanzamenti tecnologici. Mai sedersi sugli allori perché le evoluzioni sono continue e presenti in tutti i campi: non essere «sul pezzo» potrebbe privare la startup della possibilità di migliorare il proprio prodotto e il proprio servizio.


Ci sono certe pause caffè in cui non solo nascono amicizie ma in cui si stringono relazioni anche d’affari. Il percorso formativo della Star...

Pausa caffè con community building

Ci sono certe pause caffè in cui non solo nascono amicizie ma in cui si stringono relazioni anche d’affari. Il percorso formativo della Start Cup fino all’anno scorso è stato anche questo, una crescita umana e professionale scaturita da una chiacchierata durante un lavoro di gruppo o in un momento di riposo tra un pitch e una lezione. 

Per questo, per colmare la distanza dell’edizione on line e non perdere l’occasione di instaurare legami sociali tra i team, in questo difficile 2020 funestato dalla pandemia, ART-ER ha coinvolto i partecipanti della business plan competition in un’attività di community building per scaldare gli animi che rischiavano di intiepidirsi costretti dietro a uno schermo. 

A dirigere i lavori è stata chiamata la formatrice Greta Rossi, imprenditrice sociale e co-fondatrice di Recipes for Wellbeing, ChangemakerXchange e Ākāśa Innovation che, in quattro incontri ha aiutato i team a conoscersi meglio, superando il loro abituale ruolo di ricercatore o aspirante startupper.

Un’attività insolita per i gruppi, abituati a ragionare su business plan, value proposition e pitching session che però ha portato i partecipanti ad analizzare gli aspetti più emozionali e forse personali, del fare impresa.

In questi incontri, di un’ora e mezza ciascuno, chiamati huddle, si è lavorato su vari temi come il dare e ricevere feedback, la capacità di autovalutarsi con l’obiettivo di diventare più consapevoli e la gestione dei conflitti all’interno del gruppo.

Ecco qualche spunto emerso

Feedback 

E’ da considerarsi un dono e non una critica fine a se stessa. Se si chiede il permesso prima di fornire un riscontro e se c’è la volontà di trovare un’alternativa, è costruttivo per entrambe le parti. Un consiglio? Quando si riceve un feedback, evitare di ribattere subito ma pensarci sopra: molti conflitti nascono appunto dall’impulsività. 

Conflitti

In un team, possono emergere momenti  di tensione ma se si riesce a superare la “tempesta” non se ne può che uscire più forti. «In fin dei conti, le tensioni non sono positive o negative, ma energia da trasformare in qualcosa che permette al team di crescere ed evolversi» sottolinea l’esperta.  

Empatia

«L’empatia, ovvero la capacità di immedesimarsi nell’altro e usare quella consapevolezza per agire per il benessere di entrambe le parti, è l’ingrediente segreto per instaurare dei rapporti genuini, compassionevoli, ma anche autentici. Non è vero che uno ce l’ha o non ce l’ha: il professore Matthew D. Lieberman ci ricorda che siamo “homo empathicus” quindi possiamo considerare l’empatia come un muscolo che si può e si deve allenare. Ascoltare con attenzione e condividere altri punti di vista con leggerezza, senza prendersi troppo sul serio sono un modo per rafforzare il muscolo dell’empatia» aggiunge Greta Rossi.

Storytelling

La capacità di raccontare una buona storia, infine, è uno degli assi della manica di uno startupper. Si è trattato di un cambio netto di paradigma per molti dei partecipanti, i quali, venendo dal mondo della ricerca sono abituati a relazionarsi con un altro ambiente, composto per lo più da esperti della stessa materia. Il cliente invece qui deve essere il protagonista di uno storytelling efficace: ne va del successo di una startup. Per dirla con Joseph Campbell, lo studioso più volte evocato nel corso dell’incontro: «Intraprendiamo un percorso non per salvare il mondo ma noi stessi. Ma nel fare ciò, salviamo anche il mondo». Non è forse questa la missione dello startupper?