Neanche del latte non si butta via niente, perché quando è scaduto o quando non corrisponde a determinati standard di qualità può diventar...

Abiti per bambini con fibra di latte: il progetto Origami

Neanche del latte non si butta via niente, perché quando è scaduto o quando non corrisponde a determinati standard di qualità può diventare un tessuto che accarezza la pelle dei bambini. Lo sa bene Maria Maddalena Falaschi che sulla fibra di latte ha fatto la sua tesi in Fashion design e ora con Giuditta Gelsumini e Sonia di Benedetto ha lanciato Origami, uno dei dieci progetti arrivati in finale alla Start Cup 2017.

“Origami è una linea di abbigliamento “salutare” per bambini 0-24 mesi” - spiega Maria Maddalena - “la mia famiglia lavora da sempre nel settore: a me interessa fare ricerca su materiali innovativi e lavorare sulla qualità del prodotto promuovendo anche una certa filosofia di vita”.

La fibra di latte ha numerosi vantaggi: oltre a essere piacevole al tatto, idratante, antibatterica e in grado di proteggere dai raggi UV, si è dimostrata molto resistente a lavaggi ripetuti e sostenibile dal punto di vista ambientale.

I capi, disegnati da Maria Maddalena e prodotti tutti poco distante da Cesena, la città-base delle tre ragazze, hanno un design essenziale che li rende “senza genere” e non hanno neanche le etichette a contatto con la pelle, proprio per arrecare il minor fastidio possibile.

Origami copre anche la nicchia dei bambini prematuri o ospedalizzati che hanno bisogno di abiti adeguati sia per la vestibilità sia per il tessuto. “Collaboriamo con il reparto di Terapia intensiva di Cesena al quale doneremo dei vestitini per bambini piccolissimi” - continua l’imprenditrice-designer “ - per loro si trova poco in commercio, ci piacerebbe avviare progetti anche con altri ospedali”.

La prima collezione sarà pronta per i primi di ottobre e sarà in vendita sul sito www.origamiorganics.it, ma Maria Maddalena, Giuditta e Sonia sono al lavoro per ampliare l’orizzonte della loro startup. “Vorremmo lanciare una campagna di crowdfunding e stiamo anche cercando di trovare partner che abbiano voglia di mettersi in gioco con noi. La Start Cup per noi è già stata un percorso formativo importante” – dice - “per noi essere arrivate è già un successo: vuol dire che la bontà della nostra idea è stata riconosciuta”.





“Start Cup è una palestra dove anche le banche hanno qualcosa da imparare!”. Per questo motivo la BCC ravennate, forlivese e imolese ha d...

Start Cup: una palestra anche per le banche

“Start Cup è una palestra dove anche le banche hanno qualcosa da imparare!”. Per questo motivo la BCC ravennate, forlivese e imolese ha deciso di mettere a disposizione, come Credito Cooperativo (insieme a EmilBanca), un contributo speciale in denaro per il primo progetto classificato.

“Abbiamo deciso di appoggiare la Start Cup per migliorare il nostro livello di confidenza con questi temi, ci facciamo in pratica un po’ di esperienza” - spiega Roberto Pesaresi, responsabile marketing della BCC - “noi generalmente abbiamo a che fare imprese già avviate, qui invece abbiamo l’opportunità di vedere tutto il percorso di progettazione”.

Questa è la prima volta che l’istituto di credito decide di contribuire alla Start Cup anche se sul territorio di competenza sostiene Experiment, un concorso rivolto ai progetti degli studenti delle superiori ad Imola, e frequenta gli incubatori e i centri per l’innovazione come Innovami di Imola, Centuria di Lugo e Faenza e Colabora di Ravenna.

“Per noi è stata un’occasione di osservare da vicino l’andamento della ricerca grazie al contatto con i team che vengono dall’università” - dice Pesaresi. Per la BCC questo è uno degli obiettivi inseriti nel piano strategico, tanto che si sta pensando a confezionare servizi ad hoc per le neoimprese. “Anche noi abbiamo innovato lanciando una minilinea dedicata all’avvio d’impresa” - annuncia il responsabile - “stiamo lavorando anche al crowdfunding con Idea Ginger ma al momento questo progetto è orientato all’associazionismo”.

La banca di credito cooperativo si sta dimostrando tutt’altro che immobile e, per stare al passo con i tempi, si è messa a studiare. “Dalla Start Cup, da Aster e da tutti i soggetti che si occupano di innovazione stiamo apprendendo molto” - aggiunge il responsabile marketing - “dobbiamo colmare il gap che c’è tra di noi e questa tipologia di imprese ricche di sfaccettature”.

“È in atto un vero e proprio cambio di percezione e dal nostro osservatorio registriamo che i neoimprenditori di oggi da noi hanno più consapevolezza rispetto a un tempo” - sottolinea Pesaresi - “e StartCup è un percorso che ci piace proprio perché insiste molto sulla parte formativa”.

“Come banca ci auguriamo che questo concorso abbia una buona risonanza e che possa dare il via alla creazione di una rete che riesca a mettere a fattor comune le competenze di tutti i soggetti coinvolti che si occupano di startup e innovazione. Avere un unico interlocutore solido ed organizzato su questi temi sarebbe un beneficio anche per noi”.



La Start Cup va in vacanza anche se per i dieci team ammessi al TechGarage sarà un agosto di studio “matto e disperato”. Ecco quindi una ...

Ferie d'agosto: ecco i nostri compiti per le vacanze

La Start Cup va in vacanza anche se per i dieci team ammessi al TechGarage sarà un agosto di studio “matto e disperato”.
Ecco quindi una lista di libri da leggere sotto l’ombrellone: non tanto compiti per le vacanze quanto un approfondimento per diventare startupper o startcupper in attesa di partecipare alla prossima edizione della business plan competition.
Grazie ai coach di dPixel per i preziosi suggerimenti.


L'Arte di Chi Parte (Bene) di Guy Kawasaki (The art of the start).
Chi ben inizia è a metà dell’opera, si dice. L’autore, tra gli artefici del successo del Macintosh negli anni ’80, è un esperto di marketing e di strategia aziendale. Qui in rassegna una serie di consigli utili per chi vuole intraprendere una nuova avventura imprenditoriale (e non solo).

Partire leggeri. Il metodo Lean Startup: innovazione senza sprechi per nuovi business di successo di Eric Ries (The Lean Startup: How Today's Entrepreneurs Use Continuous Innovation to Create Radically Successful Businesses)
L’autore è un imprenditore che ha cercato di mettere a punto un metodo (il Lean Startup applicato anche in Italia) mirato a ridurre tempi e costi di un avvio d’impresa grazie a un confronto continuo con il mercato e il contesto di riferimento.

Startupper. Guida alla creazione di imprese innovative di Steve Blank (The startup owner's manual)
Si tratta di un manuale indispensabile per chi vuole fare impresa, non necessariamente da leggere una pagina dietro l’altra ma da consultare di volta in volta che si analizza un tema. L’autore è più che affidabile: è uno dei pionieri della Silicon Valley ora startupper seriale e accademico.

Da zero a uno. I segreti delle startup, ovvero come si costruisce il futuro di Peter Thiel (Zero to one)
Il futuro si costruisce partendo da 0. L’autore parla dell’unicità dell’atto creativo perché l’innovazione si fa partendo da ciò che prima non esisteva. Un invito a ragionare fuori dagli schemi che viene dal fondatore di Paypal.

Pitch anything di Oren Klaff
Le idee vanno anche vendute e per farlo bisogna sedurre il proprio interlocutore con un pitch di successo.

The Pyramid Principle: Logic in Writing and Thinking di Barbara Minto
Un testo fondamentale per seguire il filo del proprio discorso quando si vuole raccontare la propria idea di business.

Value Proposition Design e Creare modelli di business (Business Model Generation) di
Alexander Osterwalder
L’autore è l’inventore del business model canvas un modello chiaro per permettere a tutti di capire i punti fondamentali di un progetto d’impresa attraverso l’uso di un linguaggio visuale.

Riclassificazione e indici di bilancio di Riccardo Silvi
Una startup di successo deve anche fare i conti con una dettagliata analisi economico-finanziaria. In questo volume, ricco di esempi, si approfondiscono i temi legati alla parte quantitativa del business plan. Su questo tema è consigliata anche La guida del Sole 24 Ore alla finanza d'impresa.

Come ogni anno i primi tre progetti della graduatoria finale  con un forte legame con il mondo della ricerca avranno la possibilità di acced...

Connecting to the future: a Napoli il premio nazionale per l'innovazione

Come ogni anno i primi tre progetti della graduatoria finale  con un forte legame con il mondo della ricerca avranno la possibilità di accedere al PNI, il Premio Nazionale per l'Innovazione che quest'anno si terrà a Napoli il 30 novembre e il 1 dicembre.

Il PNI è la più importante e capillare business plan competition italiana, promossa dall'Associazione Italiana degli Incubatori Universitari in collaborazione con Università degli Studi di Napoli Federico II, COINOR  e l'incubatore Campania NewSteel.

Nato nel 2003 per promuovere e diffondere la cultura imprenditoriale in ambito accademico e per stimolare il dialogo tra ricercatori, impresa e finanza, vi accedono i vincitori delle 16 Start Cup regionali che aderiscono al circuito.

Una sfida tra i migliori progetti d'impresa hi-tech italiani, con un montepremi complessivo di circa 1,5 milioni di euro: oltre 500.000 euro in denaro e circa 1 milione in servizi offerti dagli Atenei e dagli incubatori soci di PNICube.

Anche quest'anno i 65 progetti finalisti si disputeranno 4 premi settoriali di 25.000 euro ciascuno, grazie ai partner di categoria - IREN per quello del Cleantech&Energy, PwC per l'ICT, FS Italiane per il settore Industrial, Clinic Center per Life Sciences - e gareggeranno per il titolo di vincitore assoluto del PNI 2017.

Anche quest'anno la Start Cup Emilia-Romagna offrirà ai primi tre classificati con un progetto connesso al mondo della ricerca,  la copertura della quota di iscrizione al premio e il rimborso delle spese di viaggio

Leggi il comunicato stampa




Il metodo della nonna per combattere le zanzare diventa una startup. A pensarci sono stati Federico Ventura e Andrea Bisaccioni , due econo...

Tecnologia batteryless e rame per combattere le zanzare: Moskyp

Il metodo della nonna per combattere le zanzare diventa una startup. A pensarci sono stati Federico Ventura e Andrea Bisaccioni, due economisti che hanno studiato una tecnologia, sostenibile sia dal punto di vista economico sia da quello ambientale, per eliminare l’insetto che tormenta le nostre estati.

Moskyp è il nome del progetto mentre Mosquito Accopper è il primo prodotto rivolto al mercato delle amministrazioni pubbliche e dei soggetti privati che devono presidiare i propri tombini con la profilassi necessaria. “L’idea è venuta a Andrea dopo aver lavorato tre anni ad Anthea a Rimini occupandosi degli operai che andavano a depositare le sostanze chimiche nei tombini” - racconta Federico - “ha cominciato a pensare che il modo di operare corrente fosse inefficace, inefficiente e costoso e soprattutto poco attento all'ambiente”. “Abbiamo quindi buttato un occhio al futuro guardando al passato andando a recuperare il metodo del rame nell’acqua per uccidere le larve di zanzara, lo stesso delle generazioni prima di noi” - continua il co-founder di Moskyp.

Per mettere a punto il progetto i due fondatori hanno reclutato tre persone nell’advisor team, Monica Zanzani e Francesco Sannicandro e Alberto Bia, ingegnere meccanico per la progettazione a livello pratico. “Il rame non può essere utilizzato al momento perché affonda, ossida e una volta messo nel tombino, se piove, finisce giù nello scarico sommerso dal fango” spiega Federico “il nostro invece è un dispositivo che, tramite tecnologia “batteryless”, previene l’affondamento e l’ossidazione del rame”.

Al di là di come andrà la competizione, i promotori di Moskyp sono già soddisfatti di essere arrivati fino a qui. “A noi interessa molto l’aspetto promozionale e abbiamo visto che la notizia della nostra selezione sta già girando” dice lo startupper “siamo contenti anche dello scambio che abbiamo avuto con gli altri ragazzi”. “Dalla Start Cup ci aspettiamo di riuscire a trovare un seed ma questa esperienza ci ha dato tanto dal punto di vista della formazione, anche se sono materie che abbiamo studiato non si finisce mai di imparare” aggiunge Federico “è importante fare un bagno di umiltà: credere in se stessi va bene ma sappiamo che non è bene innamorarsi della propria idea, si rischia di fare lo sfondone”.





Le startup hanno bisogno di denaro, ma anche di garanzie. Lo sanno bene a Cofiter, uno dei principali Confidi italiani, che ha messo a di...

Dare fiducia agli imprenditori: Cofiter parte dalle startup

Le startup hanno bisogno di denaro, ma anche di garanzie. Lo sanno bene a Cofiter, uno dei principali Confidi italiani, che ha messo a disposizione della Start Cup il premio di 7mila euro a favore del primo classificato. “Vogliamo offrire un supporto di natura finanziaria nella fase di partenza” - specifica Marco Amelio, Presidente di Cofiter  - “l’obiettivo è quello di dare un valore aggiunto, offrendo alle startup quello di cui hanno bisogno nella fase di ingresso sul mercato”.
Per il secondo anno Confidi si allea con la business plan competition emiliano-romagnola, dimostrando un grande interesse per il settore delle imprese innovative promosse soprattutto da giovani.
“Noi di mestiere concediamo garanzie e quello che conta davvero è capire se la startup è sostenibile dal punto di vista economico” - continua Amelio - “per questo abbiamo messo a punto una serie di servizi come la consulenza alla redazione al business plan, documento necessario per ottenere un finanziamento. Inoltre, da un anno, possiamo erogare direttamente noi prestiti fino a 50mila euro alle imprese che ne hanno bisogno” - sottolinea. 
Per quanto riguarda l’Emilia-Romagna, anche Cofiter nota un bel movimento nel mondo delle startup, una vivacità che si traduce in opportunità interessanti agli occhi di chi lavora tutti i giorni con i neoimprenditori.
 “Le imprese in fase di startup sono quelle che hanno più bisogno di garanzie, ne hanno poche e non hanno una lunga storia alle spalle: noi possiamo garantire fino all’80% della linea di credito erogata dalla banca” -  spiega Amelio - “qui c’è un grande fermento, se consideriamo anche i contributi a fondo perduto della Regione ma, da certi punti di vista, siamo di fronte a un mercato chiuso”. 
Per quanto riguarda i settori, Cofiter non fa distinzioni ma ha adeguato da tempo le politiche relative ai servizi offerti. “Più che questo o quel settore, noi prediligiamo degli investimenti in funzione della crescita” dice il Presidente di Cofiter “sembra uno slogan ma non lo è: noi vogliamo aiutare chi fa ripartenza economica Gli imprenditori da soli non si rimettono a investire, sta a noi dar loro la fiducia necessaria”.


A Parma gli startupper del territorio vengono accompagnati, anche fisicamente, nello sviluppo del loro progetto. Tutto questo accade grazie...

Area S3, On/Off e UPI: a Parma il gioco di squadra fa crescere le start up

A Parma gli startupper del territorio vengono accompagnati, anche fisicamente, nello sviluppo del loro progetto. Tutto questo accade grazie alla rete attiva sul territorio composta dalla felice triangolazione tra lo sportello Area S3 di Aster ospitato al Tecnopolo, le attività delle Officine On/Off e l’impegno dell’Unione Parmense Industriali. 
Sono 2 le startup parmensi che accederanno alla fase finale della Start Cup: Golgi, che si propone di realizzare tessuti e organi artificiali in stampa 3D  e Mach3D che mira a produrre una macchina di prova universale con archiviazione di dati in cloud.
“Siamo ovviamente soddisfatti del risultato” ammette Piero Dioni che, in qualità di coordinatore del Fab Lab di Parma e del gruppo Hurricane Start Parma, lavora alle Officine On/Off  “stiamo cercando di consolidare un ecosistema sul nostro territorio che favorisca la nascita di startup qui, perché porterebbe sicuramente valore”.
Questo è il lavoro di un paio d’anni, quando Dioni e soci hanno deciso di spostare Hurricane da Reggio Emilia a Parma all’interno, appunto, delle Officine On/Off.
“Volevamo creare una community che si incontrasse in un ambiente informale davanti a una birra per parlare di startup” racconta il cofondatore della sede locale del format “da lì abbiamo organizzato degli eventi fino ad arrivare alla Startup Week”.

I progetti interessanti vengono letteralmente catturati dalla rete. “Noi delle Officine lavoriamo sull’idea e sulla fase di pre-startup, ci piace dire che facciamo anche alfabetizzazione su questo argomento, i progetti più strutturati passano ad Alain Marenghi dell’Area S3 di ASTER e le startup arrivano poi a Roberto Buratti dell’Unione Parmense Industriali”.
I premi messi in palio per la Start Cup infatti, tra postazioni di coworking, utilizzo di stampanti 3D e incontri con investitori e affiancamento di mentor sono più che altro immateriali ma per questo non meno appetibili. “Noi puntiamo molto sulla rete di relazioni, a nostro avviso un premio molto più concreto di un piccolo contributo in denaro” dice Dioni.
La rete di Parma è pronta a intercettare altri soggetti che abbiano voglia di scommettere su questo fermento. “Abbiamo il sostegno del Comune ma per fare la differenza abbiamo bisogno di aprirci ad altri attori, ora stiamo cercando di coinvolgere sempre di più” anticipa Dioni “noi ci stiamo impegnando molto: quando ci metti il cuore i risultati si vedono”.


Dopo giornate formative passate a elaborare una strategia vincente per il pitch, ora è tempo di lavorare sul business plan. I dieci team ch...

Bologna: TechDay alle Serre per mettere a punto il business plan

Dopo giornate formative passate a elaborare una strategia vincente per il pitch, ora è tempo di lavorare sul business plan. I dieci team che hanno superato la Tech Week si sono trovati oggi alle Serre dei Giardini di Bologna per lavorare sul documento che servirà alla giuria di esperti a valutare la bontà del progetto imprenditoriale.
Niccolò Sanarico (dPixel) è il coach che seguirà gli “startcupper” fino alla consegna definitiva del business plan prevista a settembre.
“Pitch e business plan sono due cose diverse” - spiega - “nel primo è importante far passare la visione del progetto alla giuria che troverete di fronte, ma in questo documento, la giuria tecnica vuole trovare le risposte concrete”. 
Dopo una panoramica di consigli pratici, Sanarico ha chiacchierato con i vari proponenti per sciogliere gli ultimi dubbi. “Fattibilità, sostenibilità, opportunità di investimento: sono questi i punti fondamentali del documento” - ricorda Niccolò - che offre un vademecum per il perfetto business plan. Eccolo qui:

  • usate schemi quando è possibile
  • seguite i macropunti del pitch
  • parlate subito del mercato e siate chiari nel dire cosa succederà nei prossimi tre anni 
  • non trascurate il team imprenditoriale: citate i fondatori ma anche i collaboratori che pensate di assumere. Queste ultime sono informazioni importanti per gli investitori.
Ora c’è tutto agosto per lavorare al business plan: sarà una lunga estate calda se si aspira al podio della Start Cup.