Alla competizione per idee innovative d’impresa, promossa e coordinata da Aster, sono stati premiati anche i progetti TomaPaint, che produc...

Start Cup 2018 vince HYPE Biotechnologies

Alla competizione per idee innovative d’impresa, promossa e coordinata da Aster, sono stati premiati anche i progetti TomaPaint, che produce bio-vernici dalle bucce di pomodoro, e A.G.MA., che sviluppa nuovi prodotti nel settore cementizio


Quando è stato annunciato il loro nome Francesco AlabisoLuca Dall'Olio e Francesco Neri hanno avuto un attimo di incertezza prima di salire sul palco. I tre giovani biotecnologi (età media 23 anni), founder di HYPE Biotechnologies, non si aspettavano di aggiudicarsi la vittoria della diciottesima edizione della Start Cup Emilia-Romagna.

La startup che intende sviluppare e commercializzare un modello per produrre farmaci biotech meno costoso con un innovativo processo di ingegnerizzazione genetica della cellula, è l’idea che ha maggiormente convinto la giuria riunita all’Opificio Golinelli per la finale della business plan competition.

Altrettanto felici per l’inaspettata vittoria i founder delle startup TomaPaint e A.G.MA, classificatesi rispettivamente al secondo e al terzo posto. TomaPaint di Angela Montanari, Marco Bertolini e Stefano Chiesa produce una bioresina estratta dalle bucce di pomodoro per realizzare vernici per il rivestimento delle scatole metalliche degli alimenti mentre con A.G.MA Alfredo Notarmaso, Lorenzo Sambo e Luca Barckhausen hanno formulato una nuova “ricetta” per produrre il geopolimero, un cemento non cemento ignifugo e isolante, in modo sostenibile dal punto di vista economico e ambientale. Al primo classificato sono andati 7.000 euro, messi a disposizione da Cofiter S.C, al secondo 5.000 euro messi a disposizione da Iren e al terzo 4.000 euro messi a disposizione Emilbanca.

Ora il prossimo appuntamento che gli startupper dovranno segnarsi in agenda è il 30 novembre per il PNI - Premio Nazionaledell’Innovazione 2018 che si terrà a Verona. TomaPaint e A.G.MA inoltre hanno già in calendario una data fissata da tempo: sono infatti due delle tre startup che voleranno a Edimburgo per il Grand Final del Climate Launchpad, la business plan competition internazionale per idee green che mirano a ridurre l’impatto ambientale. 

Non sono saliti sul podio ma sono stati scelti da Manager Italia Emilia-Romagna promotori del miglior progetto Costanza Gagliano, Nicole Traini e Mauro Fizzoni founder di MammaBlock. A loro un assegno di 5mila euro e sei mesi di consulenza offerta per mettere a punto la startup.

Novità di quest’anno è stata la possibilità per i tre finalisti del settore Life Science (Braimage, Bio Bloom Cosmetics, Hype Biotechnologies) di presentare le proprie innovazioni all’interno dell’Italian Healthcare Venture Forum 2018 Bootcamp (11 ottobre 2018) organizzato all’interno del Meet in Italy for Life Sciences, il principale appuntamento nazionale di matchmaking e di aggiornamento nell’ambito delle Scienze della Vita, che quest'anno si svolge a Bologna a cura di ASTER.



Una bio-vernice innovativa ma antica per gli imballaggi metallici per alimenti ricavata dai sottoprodotti industriali della lavorazione del ...

Focus finalisti/Tomapaint

Una bio-vernice innovativa ma antica per gli imballaggi metallici per alimenti ricavata dai sottoprodotti industriali della lavorazione del pomodoro

La storia di Tomapaint comincia in un vecchio documento seppellito tra le scartoffie di un centro di ricerca. Durante il periodo fascista alla Stazione Sperimentale per l’Industria delle Conserve Alimentari (SSICA) si era cominciato a studiare il modo di produrre la vernice con le bucce di pomodoro anziché con il petrolio, che all’epoca non si poteva importare a causa dell’autarchia. Founder della startup che estrae e produce la bioresina dallo strato protettivo dell’ortaggio chiamato cutina sono Angela Montanari, responsabile del Reparto imballaggi della SSICA, Stefano Chiesa, tecnico di impianti energetici e imprenditore agricolo e Marco Bertolini, laurea in economia e esperto di progettazione europea. 
Partecipiamo alla Start Cup per passare alla fase industriale vera e propria” dice Marco “abbiamo brevettato questo processo che abbiamo testato su impianto pilota di nostra proprietà a Canneto sull'Oglio, in provincia di Mantova”. “Non tutti sanno che i barattoli dei pomodori o dei piselli che compriamo al supermercato sono protetti internamente e esternamente da un vernice che attualmente è sintetica che comporta potenziali problemi di contaminazione” illustra lo startupper “noi siamo in grado di fornire un prodotto senza bisfenolo A, componente già drasticamente ridotta dalla Comunità Europea nell’uso alimentare”. 

L’innovazione di Tomapaint, inoltre, mette a punto un sistema di economia circolare particolarmente virtuoso. “L’azienda di Stefano usava già gli scarti del pomodoro per ricavare biogas” spiega Marco “grazie a una ricerca condotta nell’ambito di un progetto europeo abbiamo scoperto che l’estrazione della bioresina da destinare alla vernice dei barattoli non è in conflitto con la produzione di biogas, anzi: le bucce esauste rendono ancora di più ai fini energetici”
I clienti di Tomapaint sono i produttori di vernici ma gli scenari da esplorare andrebbero oltre al settore degli imballaggi metallici dei barattoli dato che, evidenziano i tre founder, il mercato delle resine a livello mondiale vale due miliardi di euro. “Grazie alla Start Cup abbiamo fatto un'analisi di mercato più approfondita e una customer discovery che ci ha portato a coinvolgere gli stakeholder ovvero le industrie che fanno conserve, ad esempio” racconta Marco “anche se non sono direttamente nostri clienti potrebbero avere voce in capitolo nel momento in cui i consumatori da un prodotto biologico si aspettano determinati requisiti di sicurezza e sostenibilità. E la vernice con cui è rivestito il barattolo potrebbe essere uno di questi”.



Una turbina eolica innovativa per imbarcazioni che alimenta le batterie a bordo anche con venti e brezze molto deboli. Una turbina ...

Focus finalisti/DPA Wind Turbines

Una turbina eolica innovativa per imbarcazioni che alimenta le batterie a bordo anche con venti e brezze molto deboli.



Una turbina che per generare energia riesce a catturare anche quella brezza leggera che di solito non produce altro che una sensazione piacevole. È l’idea di Agnese Paci e Andrea Delvecchio che, da appassionati velisti quali sono, con il progetto dpA hanno trovato il modo di sfruttare quel venticello per alimentare il parco batterie presente in barca a vela.
 Oltre alla passione ci sono gli studi e l’esperienza: Agnese, 29 anni di Ravenna, è ingegnere civile da sempre nel settore della nautica mentre Andrea, 40 anni cesenate, è ingegnere elettronico e lavora come commerciale nello stesso ambiente marittimo. “Ad oggi esistono due tipi di turbine vendute singolarmente: una da sola non genera abbastanza energia, l'altra si genera solo con venti forti” spiega Agnese “unendo le due tecnologie si riesce a creare una turbina che, con venti molto deboli, crea una quantità di energia che consente di spegnere il motore, garantendo ovviamente un risparmio”. 
dpA nasce dall’osservazione diretta e dalla conoscenza del settore. “L’integrazione è studiata ingegneristicamente e aerodinamicamente per far sì che le due turbine non si disturbino l’una con l’altra” specifica Agnese “quello delle barche a vela sarà il nostro primo mercato perché è quello che conosciamo meglio ma il nostro prodotto può essere allargato ad altri sistemi come le abitazioni o l’illuminazione pubblica, per esempio, che potrebbero sfruttare quei venti deboli che per la maggior parte del tempo soffiano sul nostro territorio”. 
I prossimi passi dei due ingegneri (coppia anche nella vita) Andrea e Agnese, i quali hanno già depositato la domanda di brevetto, saranno perfezionare gli studi tecnici, costruire il prototipo e andare avanti con i test per avere il prodotto finale pronto entro la prossima estate. 
Il progetto dpA non è stato particolarmente stravolto durante il percorso della Start Cup ma è cresciuto sulle aspettative di mercato. “Abbiamo capito che potevamo puntare anche al mercato europeo, non solo quello italiano” dice Agnese “in questi mesi, oltre ad aver appreso conoscenze sul piano economico-finanziario e ad avere conosciuto molte persone, abbiamo capito come proporci e qual è il metodo per una buona presentazione”. 
Legittimo chiedere che cosa nasconda l’acronimo dpA. “È un’idea che è venuta a me” sorride Agnese “la A è l’iniziale dei nostri nomi mentre la d e la p sono le iniziali dei nostri cognomi e, visto che è lo stesso carattere ribaltato, graficamente stanno bene”.



Un cemento sostenibile realizzato con gli scarti delle centrali a elettriche a carbone: economia circolare e attenzione all'ambiente. ...

Focus finalisti/AGMA

Un cemento sostenibile realizzato con gli scarti delle centrali a elettriche a carbone: economia circolare e attenzione all'ambiente.




Un cemento non cemento sostenibile sia dal punto di vista ambientale sia economico. Durante gli studi per la tesi di laurea di Scienze per la conservazione dei beni culturali a Parma, Alfredo Notarmaso si è accorto che si potevano apportare alcune innovazioni al materiale su cui stava facendo ricerca, il geopolimero.
Per dare forma a quella che era solo un’idea, Alfredo ha coinvolto il collega Lorenzo Sambo e Luca Barckhausen, il commerciale del team, e si è candidato alla Start Cup con il progetto A.G.MA., un acronimo che sta per Advanced Geopolimeric Materials
Il geopolimero ha le stesse caratteristiche fisiche e meccaniche del cemento portland ma non è composto degli stessi materiali” racconta Alfredo “noi abbiamo inventato una nuova ricetta per produrlo che da un lato sfrutta un principio di economia circolare e dall’altra è molto meno impattante per l’ambiente”. 
Una ricetta piuttosto vantaggiosa da tanti punti di vista. “Utilizzeremmo gli scarti delle centrali elettriche a carbone, quelle che vengono chiamate flying ashes, “ceneri volanti”, una polvere che attualmente viene impiegata come additivo ai cementi comuni per garantirne l’idraulicità” spiega Alfredo “inoltre il nostro geopolimero viene preparato a temperatura ambiente riducendo in maniera sensibile le emissioni di co2”. 
L’utilizzo che ne proporrebbero i ragazzi di A.G.MA. non è strutturale ma sarebbe rivolto al mondo dell’edilizia industriale e civile. “Da noi questo materiale è ancora oggetto di studio ma le applicazioni sono tante” sottolinea lo startupper “una delle caratteristiche principali di questo materiale è quello di essere ignifugo e isolante: noi proponiamo un pannello di schiuma di geopolimero ma stiamo lavorando anche a un intonaco per interni e esterni e a un cemento pavimentale resinoso”. 
Stando alla roadmap, i ragazzi sono nella fase di sviluppo tecnologico. “Stiamo sperimentando la resistenza al fuoco, all’invecchiamento e stiamo ultimando le prove meccaniche” dice Alfredo “vorremmo essere pronti con il prodotto per il 2019”. Grazie alla Start Cup, Alfredo sente che lo sguardo da ricercatore si è fatto più smaliziato. “Ora mi metto nei panni del cliente o del competitor” confessa Alfredo che sta cominciando a calarsi nei panni dell’imprenditore “amo fare ricerca e spero di continuare”. “Quando ci siamo iscritti non credevamo di arrivare tra i primi 10” aggiunge “inoltre siamo stati selezionati anche alla competizione internazionale Climate Launchpaddi Climate KIC Questo sì che per noi è un bell’incentivo ad andare avanti”.



Lo studio del proprio profilo di bellezza per una beauty routine personalizzata consegnata a casa in un box. Il bombardamento di ...

Focus finalisti/BioBloom Cosmetics

Lo studio del proprio profilo di bellezza per una beauty routine personalizzata consegnata a casa in un box.




Il bombardamento di informazioni a cui siamo sottoposti ogni giorno, ci può anche far diventare consumatori consapevoli. Se in certi settori, come l’alimentazione e l’abbigliamento, è più semplice trovare prodotti che rispondano a determinati requisiti di qualità, tracciabilità e provenienza, il discorso cambia quando si parla di cosmetica biologica e naturale. BioBloom Cosmetics si rivolge proprio a questa nicchia di mercato: si tratta di un servizio personalizzato di beauty routine recapitato direttamente a casa in una “box” che contiene una serie di prodotti adatti alle esigenze di ciascuno.

Si compila il profilo di bellezza sul nostro sito: il nostro biochimico lo analizzerà e selezionerà i migliori cosmetici per quel profilo” spiega la founder di BioBloom Amanda Whitmoredopo aver visto un video sui rischi per la salute del piombo, dei metalli e dei parabeni contenuti nei cosmetici che usavo, ho buttato via tutto e mi sono messa a cercare prodotti per il corpo, per i capelli e per il makeup bio e naturali. Mi sono accorta di quanto tempo ci volesse per trovarne di efficaci”. 

L’idea è nata quindi da una necessità di Amanda che, attenta al settore, guardava a quello che succedeva all’estero. “In America funzionano tantissimo le “beauty box”, ho cominciato a pensare a un servizio simile, rivolto a persone che come me erano disposte a spendere pur di usare certi prodotti”. Amanda ha condiviso da subito l’idea con la compagna di università Iryna Levytska mentre Matteo Mongiorgi è arrivato su suggerimento di un professore comune alla facoltà di Scienze Aziendali. Il biochimico Francesco Aiello invece si è unito alla compagine attraverso lo Startup Day


Per ora ci rivolgiamo alle donne ma presto ci allargheremo agli uomini” aggiunge Matteo “stiamo validando il prodotto attraverso sondaggi e focus group perché è fondamentale ascoltare cosa vuole il nostro target”. 
L’attività di scouting è uno dei punti di forza di BioBloom. “Siamo alla ricerca di brand di nicchia e molto specializzati che rappresentano l’eccellenza nel settore” specificano “nel futuro tuttavia ci piacerebbe creare una nostra linea di cosmetici”. 
Il team sta lavorando al perfezionamento del servizio e delle varie soluzioni inviate nella “box”. Per farlo, dicono, sono stati molto utili i feedback ricevuti durante il percorso della StartCup. “Siamo molto soddisfatti soprattutto del network e del confronto con gli altri startupper” dicono “anche se con business diversi, avevamo tutti problematiche comuni”. 

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Farmaci biotecnologici prodotti con un innovativo processo di ingegnerizzazione genetica della cellula che abbatte i costi del 20-30%. ...

Focus finalisti/Hype Technologies

Farmaci biotecnologici prodotti con un innovativo processo di ingegnerizzazione genetica della cellula che abbatte i costi del 20-30%.


Attualmente produrre farmaci biotech è molto costoso. Hype Technologies, la startup di Francesco Alabiso, Luca Dall'Olio e Francesco Neri, tutti e tre biotecnologi di 23 anni, intende sviluppare e commercializzare un modello che si propone di abbattere i costi del processo manifatturiero con una nuova “ricetta” di ingegneria genetica.
Sono farmaci biotecnologici tutti quelli che non vengono prodotti con una reazione di sintesi chimica ma da cellule” spiega il founder Francesco Alabiso che lavora sull’idea dalla fine dello scorso anno “Nelle industrie farmaceutiche ci sono dei bioreattori in cui si possono settare tutte le condizioni chimico-fisiche necessarie per far crescere le cellule, a cui si somministrano le soluzioni con tutti i nutrienti necessari”. 

Si tratta di un processo piuttosto complesso composto di varie fasi e molto dispendioso. “Le cellule hanno bisogno di questo brodo di coltura per crescere e produrre il farmaco” continua il biotecnologo “quello che noi facciamo è ingegnerizzare geneticamente la cellula in modo tale che essa richieda un brodo di coltura più economico. Noi non produciamo il farmaco ma abbiamo messo a punto un modello che riduce i costi del 20-30%”. 


Il bello di questo modello è che è replicabile per qualsiasi prodotto biotecnologico, che sia farmaco oppure no” sottolinea il founder “il nostro obiettivo sarebbe brevettarlo e venderlo alle aziende che, utilizzandolo, risparmierebbero”. 
Il metodo è frutto degli studi di Francesco Alabiso per la tesi della triennale: una volta uscito da quel laboratorio ha messo insieme tutti tasselli del puzzle sulla possibilità quantomeno teorica di realizzare il sistema. 
I passi da fare adesso sono ottenere la proof of concept, la validazione a livello sperimentale che si fa in laboratorio, necessaria per verificarne il funzionamento e la sostenibilità” dice Francesco “dati alla mano potremo procedere con la domanda di brevetto”. 

La StartCup per i tre ragazzi innamorati della ricerca è stata l’occasione per misurarsi con temi per loro sconosciuti ma fondamentali per tradurre in business un’attività di laboratorio. “Quello che fa la differenza è l’approccio” sostiene lo startupper “abbiamo potuto considerare la nostra idea da punti di vista differenti, sicuramente in maniera più pragmatica, fondamentale anche per riuscire a spiegarci con quelli che non sono addetti ai lavori”. 

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Prevedere gli incidenti stradale grazie allo smartphone: i primi test sui veicoli in Africa e poi in Europa. Ridurre gli incid...

Focus finalisti/Securtrans

Prevedere gli incidenti stradale grazie allo smartphone: i primi test sui veicoli in Africa e poi in Europa.




Ridurre gli incidenti in auto è importante, farlo dove la sicurezza stradale è ancora una chimera lo è ancora di più. Securtrans è il nome del progetto sviluppato da Thierry Djiomou con Steve Piwele, entrambi ingegneri delle telecomunicazioni di origine camerunense.
Securtrans è un sistema unificato e centralizzato per il monitoraggio della sicurezza stradale che raccoglie ed elabora dati sulla velocità, la posizione e lo stato dei veicoli come la pressione pneumatica o il livello dell’olio, per fornire un servizio agli utenti della strada” spiega l’ingegnere “il fine è quello di prevedere gli incidenti grazie a servizi di manutenzione, di assistenza stradale e sanitari offerti in varie modalità come semplici avvisi inviati attraverso lo smartphone”. 
Il progetto prevede varie fasi e punta ad arrivare alle grandi case automobilistiche. Per iniziare però Thierry e Steve hanno pensato a un territorio ancora inesplorato. “Vorremmo partire dall’Africa installando il nostro sistema con scatole nere: le macchine più recenti ce l’hanno già di serie ma quelle prodotte 15/20 anni fa no e queste sono circa il 75% in Africa” sottolinea l’ideatore di Securtransla nostra sfida iniziale è quella di democratizzare questi servizi rendendoli disponibili a ogni tipo di veicolo”. 

Securtrans è un servizio da immaginare come un abbonamento a internet, in questo caso la scatola nera è il modem. “Questi servizi in Africa non ci sono: noi avremo la possibilità di testare il sistema” continua Thierry “quando il nostro prodotto sarà maturo potremo muoverci verso l’Europa con un background importante”. 
Thierry e Steve guardano anche a un futuro non così prossimo. Le auto presto saranno in grado di andare in strada da sole e quello è un mercato da tenere in considerazione. Ora i passi da fare sono da un lato portare avanti i contatti che si sono dimostrati interessati in questa fase di avvio in Africa, dall’altro trovare eventuali partner tecnologici. “La reazione di tutti quelli con cui ne abbiamo parlato è stata incoraggiante” confessa Thierry, consapevole che il suo approccio all’idea è cambiato rispetto a quando ha cominciato il percorso della Start Cup. “Prima ero un ingegnere appassionato concentrato sul sistema” dice il founder di SecurTrans “ora lo vedo in un’ottica di business: adesso sono un ingegnere con una visione da imprenditore”.

Più rivoluzionaria che visionaria: il trasporto su rotaia con veicoli a sei posti e senza guidatore da prenotare con un'app. Più ...

Focus finalisti/Railevo

Più rivoluzionaria che visionaria: il trasporto su rotaia con veicoli a sei posti e senza guidatore da prenotare con un'app.




Più rivoluzionaria che visionaria. Lo dice lo stesso inventore Federico Bernabei spiegando la sua idea di taxi ferroviario autonomo. Si chiama Railevo (“rail” come rotaia e “evo” che sta per evolution) il progetto del trentatreenne ingegnere meccanico specializzato in veicolo.
I più potrebbero immaginare navicelle che sfrecciano in uno scenario alla Blade Runner ma l’ingegnere specifica “Railevo è basato su tecnologie già esistenti, si tratta di un veicolo disegnato da me che sfrutta tecnologie passate e presenti, non future”. Il progetto, non fantascientifico ma di sicuro ambizioso, nasce dall’esperienza personale di Federico, per lunghi anni pendolare con tanto tempo per viaggiare anche con la fantasia. “Mi sono sempre lamentato servizio legato a orari e a fermate, per un viaggio di qualche centinaio di kilometri si perde anche una giornata” dice l’esperto di trasporti “alla fine la maggior parte delle persone per i propri spostamenti preferisce la macchina”. Ecco la scintilla: perché non inventare un sistema più efficiente? “Il mio è un sistema di piccoli veicoli ferroviari su rotaia che necessita di una infrastruttura piccola e che funziona con un software centrale che regola il traffico all’interno della linea” illustra Federico “ho disegnato questi mezzi dalla forma affusolata e dalle dimensioni di un’automobile da sei posti che, potendosi autoguidare, liberano il posto del conducente. Il viaggio si prenota o in stazione o con lo smartphone. Si tratta di un taxi ferroviario che però non ha il tassista”. 

Railevo è da immaginare in paesi praticamente vergini dal punto di vista infrastrutturale come l’Asia, l’Africa, il Sudamerica o i paesi arabi. “Si potrebbe ottenere un sistema di trasporto snello e veloce, vantaggioso dal punto di vista economico e ambientale”.

Nell’immediato futuro Federico è alla ricerca di partner che vogliano salire a bordo, finanziando studi di fattibilità e prototipi in scala.
Del percorso della StartCup porta a casa soprattutto la capacità di mettere a punto un pitch efficace da presentare un giorno, chissà, a Elon Musk o Richard Branson. “Se potessi avere cinque minuti del loro tempo, sarebbero in grado di coglierne le potenzialità. Mi basterebbe anche uno sceicco di Dubai: lì sono altrettanto visionari e con una buona capacità economica” sospira “sono sicuro ne rimarrebbe impressionato”.

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